Raffineria Api, inchiesta chiusa: "Hanno peggiorato la qualità dell'aria"

Gli investigatori hanno focalizzato l’attenzione anche sulla fase di attracco allo stabilimento petrolchimico delle navi cisterna

La raffineria Api di Falconara

Sono concluse le indagini sulla raffineria Api di Falconara e si sono chiuse con  3 indagati: l’amministratore delegato, il responsabile dell’ufficio ambiente e sicurezza dell’Api Raffineria di Ancona S.p.a e la società stessa. Per loro le accuse sono una serie di reati ambientali tra cui inquinamento ambientale e getto pericoloso di oggetti. Ma agli indagati sono anche contestati una serie di inadempimenti delle prescrizioni su cui si basavano le autorizzazioni ambientali. Inadempimenti che, in passato, avrebbero anche provocato una serie di esalazioni e cattivi odori nell’ambiente circostante. Sono proprio quelle criticità a dare il via ad una serie di lotte e battaglie civili da portate avanti dai comitati cittadini Mal’Aria e Onda Verde ed è anche dagli esposti di quelle associazioni che ha preso il via l’inchiesta del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Ancona, coordinati dal pm titolare dell’indagine Paolo Gubinelli (foto in basso). 

Le accuse

Gli investigatori hanno focalizzato l’attenzione anche sulla fase di attracco allo stabilimento petrolchimico delle navi cisterna, ovvero alla fase di carico e scarico del greggio poiché proprio in concomitanza di tali operazioni, si avvertiva una maggiore percezione dei cattivi odori da idrocarburi da parte della popolazione. Dunque, secondo gli inquirenti, gli indagati non hanno adottato le misure previste dal piano di emergenza interno, omettendo di comunicare alle autorità degli incidenti appena avvenuti, a cui sono seguite l’emissione incontrollata di gas pericolosi, poi ricaduti sul centro abitato di Falconara Marittima ed avvertiti dalla popolazione in varie occasioni nell’arco temporale compreso tra il 2013 ed il 2018. Non solo perché sono accusati di aver deteriorato abusivamente e significativamente in maniera misurabile, la qualità dell’aria di Falconara Marittima come emergerebbe da tutta una serie di segnalazioni arrivate dall’area urbana interessata e dalle rilevazioni effettuate dagli organi tecnici.

La posizione dell'azienda

"Api Raffineria di Ancona SpA intende precisare che le stesse, note già da tempo per essere state notificate agli indagati ormai da alcune settimane, hanno avuto ad oggetto informazioni e documenti spontaneamente forniti dalla società medesima nell'ambito di un pieno spirito collaborativo. Nel merito, Raffineria è certa di aver sempre rispettato la normativa e le procedure ambientali e di sicurezza. Vale la pena sottolineare, inoltre, che api Raffineria di Ancona, il più importante stabilimento industriale presente nella Regione Marche, ha mantenuto alti negli anni stanziamenti in azioni a tutela dell’ambiente, sicurezza e salute con un investimento, nei soli 2018 e 2019, di ben 10 milioni di euro sia per  interventi che rientrano tra le nuove prescrizioni scaturite dal rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, sia per investimenti di miglioramento dell’impatto ambientale che l’azienda ha messo in campo di sua iniziativa. L’azienda intende continuare a condividere con gli enti e la popolazione tutte le attività messe in campo , proseguendo in un percorso di collaborazione tra impianto produttivo, amministrazione e comunità locali che prevede azioni concrete e trasparenza delle informazioni.  Quella di Falconara è stata la prima raffineria in Italia ad ottenere l’AIA (autorizzazione integrale ambientale) nel 2010, rinnovata nel 2018 a conferma dell’adeguamento alle Best Available Techniques (BAT) previste dalla Commissione Europea e dei i migliori standard procedurali per la riduzione e il controllo delle emissioni. I dati pubblici sulle emissioni, prodotti dalle centraline di rilevamento collocate sul territorio e pubblicati sul sito dell’ARPAM, infine, evidenziano livelli di qualità dell'aria del tutto comparabili con il resto della regione e in miglioramento negli ultimi anni".

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