Incendio Tontarelli, spunta la testimonianza: "Accesi i riscaldamenti, poi l'odore di bruciato"

Il pm nominerà presto un consulente tecnico per effettuare ulteriori valutazioni tecniche

Polizia e carabinieri sul luogo dell'incendio

Al momento in cui è scoppiato l’incendio, nel capannone c’erano 2 operaie, due donne. Sarebbero state loro ad accendere il sistema di riscaldamento localizzato nella loro postazione. Pochi minuti dopo l’accensione del riscaldamento, le 2 operaie hanno sentito l’odore di bruciato. Poi le fiamme. E’ quanto ricostruito da uno dei testimoni ascoltati dai Carabinieri che indagano sull’incendio avvenuto l’altro giorno alla ditta Tontarelli, per cui la Procura di Ancona ha aperto un’inchiesta, ipotizzando il reato di incendio. Un rogo enorme che ha chiamato agli straordinari i vigili del fuoco (GUARDA IL VIDEO) e capace di carbonizzare un capannone di quasi 10mila metri quadrati, con muri alti 10 metri. Milioni di euro in fumo per Sergio Tontarelli che quella mattina si è commosso parlando con la stampa di quanto appena accaduto. Una testimonianza che sconfesserebbe l’ipotesi della stufa e che, al contrario, confermerebbe quanto rimarcato dal Gruppo Tontarelli tramite un comunicato stampa ufficiale.  

I dettagli della testimonianza 

Stando a quando riportato da uno dei testimoni ascoltati dagli investigatori, quella mattina c’erano 2 operaie di solito impiegate in un macchinario di produzione di un altro capannone. Ma quella mattina il caposquadra le avrebbe spedite al capannone TontarelliLogistica1, quello che poi è stato distrutto dall’incendio. Le 2 operaie hanno iniziato a lavorare in posizione mediana rispetto quei 10mila metri quadrati. Siccome il capannone è privo di impianto di riscaldamento automatico, sempre secondo quanto raccolto dai carabinieri, le 2 operaie, di comune accordo, hanno acceso il sistema di riscaldamento localizzato nella loro postazione. Un sistema fatto di raggi infrarossi installati sul soffitto del capannone. Pochi minuti e le 2 operaie hanno sentito odore di bruciato e, guardandosi intorno, hanno notato fumo e fiamme provenire da alcuni materiali plastici posizionati in corrispondenza dei riscaldatori, però lontani dalla posizione in cui lavoravano le 2 donne. Fiamme divenute poi un incendio talmente incontrollabile da distruggere tutto. 

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La Procura chiederà una consulenza tecnica

Dunque una testimonianza che escluderebbe la presenza di stufe o di altri caloriferi portatili. Eppure la Procura non scarta alcuna ipotesi, in teoria neppure quella dolosa. Perché? Intanto, sulla scrivania del pm titolare dell’inchiesta Rosario Lioniello deve ancora arrivare la relazione dei Vigili del fuoco, dove i tecnici ingegneri e pompieri indicheranno la fonte privilegiata dell’incendio e il tipo di punto d’origine. E poi perché l’ipotesi della stufa resta valida, tanto che il pm nominerà presto un consulente tecnico per effettuare ulteriori valutazioni tecniche e peritali per rispondere a 2 domande? Dove è nato e che cosa ha scatenato quell’inferno di fuoco. 

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