Sopralluogo da Bonetti, sequestrati altri reperti: avanza l'ipotesi del guasto elettrico

Esperti e Ris al lavoro per 3 ore a caccia di eventuali tracce di acceleranti, ma l'indagine sul rogo di Portonovo potrebbe essere arrivata ad una svolta

Il sopralluogo da SpiaggiaBonetti

E’ durato tre ore il sopralluogo dei carabinieri e dei super esperti nominati dalla Procura nello chalet SpiaggiaBonetti, distrutto dalle fiamme nella notte tra il 29 e il 30 maggio. Già dalla ricognizione sono emersi elementi importanti: secondo una prima, sommaria valutazione dei periti, l’incendio non sarebbe di origine dolosa, ma sarebbe stato provocato da un problema elettrico, forse un sovraccarico nella cabina sul retro dello stabilimento. E’ solo un’ipotesi, però: andrà confrontata con i rilievi di laboratorio sui reperti sequestrati. 

La ricognizione

Il sopralluogo, cominciato alle 12,45, è terminato attorno alle 15,30 (QUI IL VIDEO). A Portonovo, insieme ai carabinieri del Norm con il comandante Vittorio Tommaso De Lisa e i colleghi del Nucleo investigativo, coordinati dal comandante provinciale Cristian Carrozza, c’erano i periti nominati dal pm Marco Pucilli: il brigadiere capo dei Ris di Roma, Giovanni Russolillo, e l’ingegnere Gianluigi Guidi, titolare dello Studio Guidi & Partners di Bologna, specializzato nell’ingegneria della sicurezza antincendio. Con loro, il consulente di parte, l’ingegnere civitanovese Michele Belloni e gli avvocati Riccardo Leonardi, Marica Peciccia e Maria Luisa Belvederesi che assistono la società di Paolo Bonetti, il titolare dello chalet di Portonovo. 

Il mistero della porta

L’obiettivo della ricognizione era ricostruire la planimetria del locale prima dello smassamento effettuato dai vigili del fuoco quando, all’alba del 30 maggio, sono intervenuti per domare il rogo, dopo la telefonata di un grossista che era arrivato nella baia per consegnare un carico di bibite. A contribuire alla definizione della distribuzione spaziale degli elementi saranno tre video girati dai vigili del fuoco durante il primo intervento, acquisiti dalla procura. Sono stati prelevati dei campioni che verranno elaborati dalle sofisticate analisi chimiche dei Ris: mattonelle, pezzi di legno del pavimento, cavi elettrici. L’obiettivo è rintracciare eventuali residui di liquidi o sostanze acceleranti. Ma l’unico vero reperto che si è parzialmente conservato, salvandosi dal disastro, è la porta di legno del capanno in cui era solito dormire il titolare, Paolo Bonetti, nelle notti d’estate. La parte superiore è andata carbonizzata, quella inferiore, invece, è stata sequestrata dai carabinieri e verrà sottoposta ad analisi accurate perché potrebbe consentire di “leggere” l’incendio e ricostruirne la dinamica grazie alla stratificazione della sua combustione. Da un primo riscontro è emerso che sarebbe stata lasciata aperta la sera prima del disastro, forse inavvertitamente dal titolare. 

L'ipotesi del problema elettrico 

Sono state analizzate anche le zone esterna all’area sottoposta a sequestro, inclusa la rete di recinzione, e qui è emerso un elemento molto indicativo: gli esperti hanno il fondato sospetto che l’incendio sia divampato da una cabina elettrica che si trovava sul retro dello chalet, a cui erano collegati i vari elettrodomestici con una potenza di 80 kilowatt. I segni di bruciatura lasciano pensare ad un problema elettrico, forse un sovraccarico, che potrebbe aver scatenato l’inferno. Possibile? Lo chalet era stato ristrutturato appena un anno fa, era tutto nuovo. Eppure, secondo gli investigatori, non è da escludere che, dopo un lungo stop durante la stagione invernale, si sia verificato un picco di corrente al momento della riaccensione degli impianti. Se così fosse, decadrebbe l’ipotesi del dolo. D’altronde, è lo stesso avvocato Riccardo Leonardi ad avvalorare questa tesi. «Ci sentiamo di escludere il dolo perché non ci sono elementi che lo supportano e il mio assistito non ha mai ricevuto avvertimenti o minacce - spiega -. Ora la prima esigenza è l’indagine, la seconda urgenza è creare le condizioni per consentire a Bonetti di riprendere una bozza di attività per salvare i posti di lavoro». Sebbene i periti abbiano richiesto dai 60 ai 90 giorni per consegnare le loro relazioni, l’area potrebbe essere dissequestrata prima dall’autorità giudiziaria, proprio per permettere a Bonetti di effettuare la catalogazione e lo smassamento dei beni andati in fumo e ripartire con una minima attività di ristorazione perché le indagini verteranno ormai esclusivamente sull’esame fotografico e chimico dei reperti. 

I dubbi irrisolti 

Restano però alcuni aspetti da chiarire. Intanto, l’orario del rogo: per gli investigatori, si è sviluppato poco prima della mezzanotte, stando alle immagini di alcune telecamere della zona. Ma com’è possibile che nessuno se ne sia accorto fino alle 6 del mattino? Sempre dalle spycam, si nota del movimento attorno alle 4,30 all’ingresso del parcheggio del vicino ristorante Giacchetti: si tratterebbe di due auto che, dopo essere arrivate, se ne vanno in retromarcia. Che siano i piromani, tornati indietro per verificare lo stato dell’incendio a distanza di ore? No. Per gli inquirenti, si tratta di persone che forse volevano arrivare alla spiaggia di notte, ma hanno trovato l’accesso sbarrato e, dunque, sono tornate indietro. Già, ma perché non hanno dato l’allarme? Possibile che non si siano accorte che uno chalet stava andando a fuoco? Le immagini, registrate da una vecchia telecamere nella notte di pioggia, non consentono di risalire alle targhe. Resta una domanda: anche ipotizzando il dolo, chi mai avrebbe interesse a distruggere uno stabilimento di Portonovo, nel pieno parco del Conero? E a quale scopo? 

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