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I segni dell'incendio al treno Ancona - Fabriano

I segni dell'incendio al treno Ancona - Fabriano

Incendio sul treno, in fuga dalla galleria piena di fumo: «Potevamo morire»

I passeggeri del treno regionale, che da Ancona va a Civitanova Marche per poi rientrare in direzione Fabriano, hanno percorso più di 2 chilometri a piedi per sfuggire al fumo del vagone in avaria

«Appena siamo entrati in galleria ho sentito il treno fermarsi e ho visto la gente correre verso di me gridando che c’era un incendio. Abbiamo aspettato un po’ insieme al capotreno ma poi abbiamo aperto le porte, siamo scesi e siamo fuggiti dalla parte opposta del fumo. Abbiamo percorso chilometri al buio. Abbiamo avuto paura». A parlare è Antonine Corrignan, 28enne dipendente all’Ufficio Rapporti Internazionali dell’Università di Macerata, tra i passeggeri del treno regionale 7091 (Ancona-Civitanova-Macerata-Fabriano) che stamattina ha preso fuoco dopo aver imboccato la galleria di Vallemiano. Cosa è successo? Un’avaria al secondo ed ultimo vagone dovuto ad un surriscaldamento del motore. Treno in blocco. Prima le fiamme e poi una nube di fumo nero propagatosi al buio del tunnel. E’ stato il panico per i 30 passeggeri che, una volta aperte le porte, sono fuggiti camminando senza sosta lungo il tunnel. Senza sapere esattamente dove andare, seguendo solo l’istinto di sopravvivenza che indicava loro di allontanarsi da quel treno. La cosa ottimale sarebbe stata tornare indietro verso il fronte nord del monte. Era l’uscita più vicina. Inoltre lungo il percorso avrebbero trovato una scala di metallo per l’uscita d’emergenza che sbuca in via della Ferrovia. Ma tutto questo presupponeva attraversare il muro di monossido che si stava propagando. Impensabile. Erano le 7:25 quando i passeggeri, guidati dal capotreno delle Ferrovie dello Stato, hanno iniziato a percorrere il tunnel: 2,1 chilometri esatti di galleria. Qualcuno grida «Aiuto aiuto non ci lasciate indietro». «Potevamo morire» ha detto un militare dell’Aeronautica diretto alla caserma di Loreto, ora ricoverato al Pronto Soccorso dell’ospedale regionale di Torrette per un principio di intossicazione. L’ultimo ad andarsene sarebbe stato il macchinista che, secondo prassi, ha tentato di spegnere le fiamme con l’estintore in dotazione mentre si accertava che tutti i passeggeri fossero lontani dal convoglio. Alla fine sono riusciti ad arrivare alla fine del tunnel, poco prima della stazione ferroviaria di Passo Varano. Sotto choc, infreddoliti e lievemente intossicati, i pendolari sono stati soccorsi dai mezzi del 118 e della Croce Gialla di Ancona e Camerano, mobilitati con un furgoncino e varie ambulanze. Le prime 3 ambulanze hanno caricato 9 persone, poi il pulmino altre 8, poi altre ambulanze. Alla fine i soccorsi sono stati smistati tra l’ospedale regionale e i presidi sanitari di Osimo e Senigallia. Sul posto anche i responsabili delle Ferrovie dello Stato e gli agenti della Polizia Ferroviaria di Ancona che ora indaga sull’accaduto. Alla fine il treno andato a fuoco è stato rimorchiato fino alla stazione di Passo Varano. Si tratta di due locomotive molto vecchie, littorine alimentate a benzina diesel risalenti agli anni ’80. La circolazione ferroviaria non ha subito ripercussioni anche perché si è passati ad un traffico alternato sull’altro binario, quello pari. Solo alle 9:40 il traffico ferroviario è potuto tornare su entrambi i canali. 

LE TESTIMONIANZE. «Noi stavamo davanti quindi abbiamo visto la gente che correva urlando che c’era un incendio e così siamo scese subito, qualcuno diceva di aver sentito un botto dietro ma era tutto molto confuso. Abbiamo camminato per chilometri» ha detto Martina Caldarigi 21 anni, studentessa universitaria a Macerata uscita dal Pronto Soccorso con una leggera intossicazione e 2 giorni di prognosi. Ha 42 anni Olessa Lipeyeva, lei andava a Montegranaro nel calzaturificio dove lavora da 18 anni: «Io stavo seduta davanti, ho sentito urlare “al fuoco al fuoco”. A quel punto non mi sono mossa perché ho pensato che se mi alzavo avrei partecipato al panico e lo avrei subito, anche perché il capotreno ci aveva invitato a non scendere subito perché al buio in galleria non si sa mai cosa si trova fuori. Allora sono andata indietro per vedere cosa stava succedendo mentre ognuno di noi cercava di aiutare gli altri». Sul treno c’erano due militari dell’Aeronautica Marcello Palmese e Massimo Franceschini, che ha detto: «Il treno è partito, poi saranno passati nemmeno 5 minuti che si è bloccato in galleria e abbiamo sentito l’odore del fumo. Non c’ erano vie di fuga, abbiamo aperto le porte e aiutato la gente a scendere perché il fumo stava invadendo la galleria. C’erano alcune persone che sono andate in panico, c’era il fumo e non si vedeva nulla. Non è possibile che non ci sia una via di fuga visibile in 2,7 chilometri di galleria». Infatti è proprio così come anche confermato da autorità di Polizia. Dal punto in cui il treno si è fermato fino all’uscita di Passo Varano non ci sono vie di fuga. Solo il buio della galleria, tanto che per qualcuno la salvezza è stata l’applicazione “torcia” del cellulare.

L'ASSESSORE TRASPORTI. «Abbiamo chiesto immediatamente a Trenitalia una dettagliata relazione sull’accaduto ed in base ai riscontri complessivi valuteremo eventuali azioni da intraprendere." Cosi l’assessore ai Trasporti Angelo Sciapichetti in merito all’incendio sviluppato questa mattina nella galleria di passo Varano.  "Verificheremo – aggiunge Sciapichetti - le notizie assunte dai tecnici di Trenitalia. La priorità è la sicurezza dei viaggiatori e la manutenzione dei mezzi. Ringraziamo i soccorritori per la tempestività degli interventi».

INDAGINE. Dopo che avrà ricevuto la relazione della Polizia ferroviaria il pm Rosario Lioniello aprirà un fascicolo di indagine contro ignoti. Al momento l'ipotesi di reato sarebbe quella di lesioni personali colpose. Il locomotore del treno, piuttosto vecchio, sarebbe stato revisionato di recente dagli addetti alla manutenzione. Gli agenti intanto hanno interrogato il macchinista e raccolto le testimonianze dei passeggeri. 

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