Cinque roghi in venti giorni, incendio doloso: «C'era volontà di accendere un fuoco»

Ha parlato di «posizioni fluide» il numero 1 della procura minorile dorica, che ha anche voluto rimarcare la positività del fatto che, a farsi avanti, siano proprio stati i ragazzi

«C’era una precisa volontà di accendere un fuoco. Nelle prime due ore di incendio, le fiamme non erano domabili e hanno rappresentato un pericolo assoluto non solo per le abitazioni ma anche per uno stabilimento balneare prossimo al parco». Sono queste le parole del Procuratore Capo presso il Tribunale per i Minori delle Marche Giovanna Lebboroni, che stamattina ha confermato l’accusa di incendio doloso per il gruppo di 4 minorenni responsabili del rogo che il 22 giugno ha devastato la parte bassa del parco Belvedere. Lo ha detto in una conferenza stampa alla presenza del Questore di Ancona Oreste Capocasa che, dal canto suo, ha rigraziato i suoi uomini e anche il lavoro dei giornalisti perché «è anche grazie alla stampa che abbiamo potuto unire i punti di una serie di episodi». Ma il rogo del parco resta un fatto «gravissimo» non solo perché avrebbe potuto mettere in serio pericolo luoghi e persone, ma anche perché frutto di un comportamento reiterato nel tempo. Infatti i ragazzi, tutti anconetani di 16 anni, sono stati fermati in tempo dagli agenti della Squadra Mobile di Ancona che ora contesta loro altri 4 episodi. Il primo risalente ai primi di giugno, quando il branco aveva dato fuoco alla panchina dell’area “ex Saveriani”. Nel secondo caso avevano appiccato un incendio ad una pianta d’ulivo. Nel terzo il branco aveva acceso la carta di un cassone della raccolta differenziata in via Martin Luther King, mettendo a rischio tutta la zona dato che solo l’intervento dei vigili del fuoco aveva scongiurato il coinvolgimento di abitazioni e di un vicino campo di grano. Sarebbe stato un disastro. Infine, pochi giorni prima dell’incendio al parco di Posatora, i 4 minorenni avrebbero usato i soliti accendini per dare il là a roghi dietro il campo da calcio dell’area giochi ex Saveriani. Lì dove tre telecamere hanno inquadrato i baby piromani proprio nel momento in cui si divertivano a dare fuoco alle sterpaglie.

Da sinistra Loredano Trovato, Carlo Pinto, Giovanna Lebboroni, Oreste Capocasa, Tiziana Maccari-2-2Elementi probatori che, uniti a quanto emerso dal sequestro dei cellulari degli indagati e dai primissimi riscontri degli investigatori, al lavoro già dalle prime ore dopo la mezzanotte del 23, hanno dato un quadro chiaro di quanto accaduto. A cappello dell’indagine di Polizia la confessione dei 4, le cui personali responsabilità sono tutt’ora al vaglio degli inquirenti. Ha parlato di «posizioni fluide» il numero 1 della procura minorile dorica, che ha anche voluto rimarcare la positività del fatto che, a farsi avanti, siano proprio stati i ragazzi dopo aver raccontato i fatti ai propri genitori. Elemento che, a livello psicologico, tenderebbe anche ad escludere eventuali problemi di carattere patologico che possano avvicinare i giovani ad essere dei veri piromani. Sono invece accusati di incendio doloso ma anche di vandalismo gli altri 6 minorenni indagati dalla Procura per l’incendio nell’area ex Mutilatini avvenuto lo scorso 14 maggio e per gli atti vandalici nei bagni pubblici di Portonovo il 15 giugno. 

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