Incendio nel deposito, ipotesi ritorsione per il pizzo: si indaga nella faida del mercato auto

Che l’incendio dell’11 novembre sia stato un atto intimidatorio è ad oggi solo un’ipotesi su cui eventualmente saranno gli inquirenti, che lavorano nel massimo riserbo, a fare luce

Foto di repertorio

Incendio all’interno di un deposito di auto usate nell’hinterland di Ancona. Stavolta non si tratta del solito cortocircuito all’impianto elettrico di una macchina che di chilometri ne ha macinati troppi. Quello avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 novembre scorso è un incendio doloso. Lo hanno accertato i vigili del fuoco del comando anconetano dopo aver spento le fiamme ed effettuato tutti i rilievi tecnici. Non ci sono dubbi sul fatto che qualcuno abbia deliberatamente dato fuoco ad alcuni mezzi parcheggiati all’interno della rimessa auto a ridosso della Strada Cameranense. Chi è stato? Perché distruggere proprio quelle macchine parcheggiate all’interno di un’area privata? L’ipotesi è che si sia trattato di una ritorsione. Un’azione dimostrativa per ottenere qualcosa in cambio: forse il pizzo da pagare per lavorare nel mercato delle concessionarie di auto usate, intorno al quale si è scatenata una guerra tra 2 fazioni della stessa famiglia romena che gravita tra Ancona e Ravenna. La stessa “guerra” tra clan nella quale si è consumato il raid avvenuto la sera del 3 ottobre da parte di un gruppo, sempre romeno, contro la macchina di un rivale, al fine di estorcere 5mila euro. A collegare l’incendio di 11 giorni fa con gli arresti dei romeni residenti nella villa bunker, un elemento: il deposito danneggiato dal rogo è di proprietà di uno dei romeni trovati nella villa bunker di via Maggini, quella dove i carabinieri avevano sequestrato un arsenale di armi potenzialmente letali

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Nella villa bunker armi per uccidere, le minacce e il raid: «Vi spariamo, Ancona è nostra»

Un sospetto ancora tutto da verificare. Ma sarà per questo che la relazione degli ingegneri vigili del fuoco è arrivata nelle mani dei militari del Nucleo Operativo Radiomobile (NORM) di Ancona, gli stessi militari che indagano proprio sul tentativo di estorsione messo in atto a colpi di mazze da baseball e che erano arrivati a due arresti. Ha preso il via da lì l’inchiesta su cui oggi sta lavorando non solo la Procura di Ancona ma anche quella di Ravenna. Infatti proprio nel comune romagnolo risiedono altri componenti del gruppo romeno e dove, è accertato, sono state distrutte altre auto, in alcuni casi anche a colpi di molotov. Tuttavia, che l’incendio dell’11 novembre sia stato un atto intimidatorio è ad oggi solo un’ipotesi su cui eventualmente saranno gli inquirenti, che lavorano nel massimo riserbo, a fare luce. 

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