Incendi nelle chiese, il piromane aveva pistola e reliquie in casa: movente politico

Individuato il piromane che tra l’estate e lo scorso autunno era diventato l’incubo delle parrocchie. Alla base del gesto non c’entra l’esoterismo, ma una presunta discriminazione

I Vigili del Fuoco davanti alla chiesa del Santissimo Sacramento

Alla fine l’esoterismo non c’entrava nulla, a incendiare le tovagliette sugli altari delle chiese di Ancona, Varano e Camerano non è stato neppure un branco di vandali bensì una sola mano. Secondo gli agenti della Digos è stata quella di un 57enne anconetano residente a Chiaravalle, la stessa che ha scritto e lasciato sette lettere anonime ai sacerdoti delle due frazioni e persino alla sede dell’arcivescovato. I motivi del gesto sono scritti nero su bianco proprio su quelle missive: “Prima gli italiani”. L’uomo, secondo le accuse, aveva preso di mira le politiche di accoglienza avallante dalla Chiesa a cui lui stesso era vicino per aver gestito fino a qualche anno fa la manutenzione e la pulizia del Centro Pastorale di Sirolo. Da qualche anno era disoccupato e secondo quanto ricostruito dai poliziotti contestava alla Chiesa una presunta maggior attenzione ai bisogni degli extracomunitari a scapito degli italiani. Su quelle lettere erano stati apposti in modo approssimativo i loghi ritagliati di Forza Italia e Lega, lui stesso ha ammesso di essere simpatizzante dei partiti di destra ma le indagini hanno escluso il coinvolgimento dei partiti menzionati che già all'epoca avevano preso le distanze dagli episodi. 

Per il 57enne è scattata la denuncia per tre ipotesi di reato: minace aggravate, danneggiamento aggravato e possesso di segni distintivi contraffatti. Nella perquisizione domiciliare gli agenti coordinati dal dirigente Margherita Furcolo hanno infatti trovato un portatessera marchiato con il logo dell’Arma dei Carabinieri in cui era custodito l’abbonamento ai mezzi pubblici, un’agendina con la foto di Papa Francesco che sarà analizzata dagli investigatori, una reliquia religiosa di cui l’uomo non ha saputo spiegare la provenienza e che gli accertamenti diranno se è stata rubata dalle chiese visitate dal presunto piromane. C’erano anche un manganello e una pistola giocattolo ma il 57enne non dovrà rispondere di nessuna accusa per la detenzione di questi ultimi due oggetti dal momento che, secondo le indagini, non lo ha mai portati fuori dall’abitazione: «Ce li ho perché se succede qualcosa dentro casa posso difendermi» ha detto ai poliziotti che hanno bussato alla sua porta  alle 5,30 del mattino. 

Degli episodi nelle chiese però il 57enne, disoccupato che vive con la moglie, giura di non sapere nulla anche se su di lui gravano indizi pesanti. A portare gli agenti in casa sua sono state le immagini di videosorveglianza che hanno ripreso in entrata e in uscita da Ancona uno scooter identico al suo, che la casa madre vende in edizione limitata, ma anche l’impronta digitale trovata su una delle missive. Al momento gli sono contestati i princìpi di incendio alle tovagliette coprialtare di quattro parrocchie: il caso del 4 settembre a San Pietro Martire di Varano, del 17 ottobre alla parrocchia degli Scalzi (incendio al una tenda del confessionale) e del Santissimo Sacramento di Ancona oltre al caso del 20 novembre alla chiesa di Santa Maria della Pietà delle Palombare. Dovrà rispondere anche delle lettere 4 diffamatorie lasciate nella parrocchia di Camerano, di quella arrivata al parroco di Varano e di una lettera trovata nella casella postale dell’Arcivescovato. Il tenore del messaggio, scritto in un corsivo nervoso era sempre lo stesso: “Prima gli italiani” proprio nel periodo in cui l’opinione pubblica dibatteva sui progetti di accoglienza Sprar adottati da alcuni comuni e che la Chiesa ha avallato. Si indaga per accertare l’eventuale coinvolgimento dell’uomo nei fatti più recenti che hanno coinvolto la chiesa di San Francesco alle Scale e le sparizioni delle Madonnine da alcune edicole di Varano. 
 

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