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Cronaca Castelfidardo

Castelfidardo: mezzo milione di Iva non pagata, scatta il sequestro dei beni

Nel mirino una società di capitali operante nel settore del trattamento e rivestimento dei metalli nella zona di Castelfidardo: il titolare era arrivato a falsificare l'importo dei versamenti per incassare di più

La Guardia di Finanza di Ancona ha constatato il mancato versamento di IVA per 480.898,00 euro al termine di una verifica nei confronti di una società di capitali operante nel settore del trattamento e rivestimento dei metalli nella zona di Castelfidardo, fatto che dal 2006 costituisce reato. E’ stata dunque data esecuzione al sequestro preventivo di conti bancari e immobili per pari importo a carico del suo rappresentante legale.
La misura cautelare è stata disposta dal GIP del Tribunale di Ancona, Dott. Carlo Cimini, su richiesta del P.M., Dott. Andrea Laurino, che ha coordinato gli accertamenti svolti dai finanzieri della Tenenza di Osimo, i quali hanno verificato che negli anni 2008, 2009 e 2010 la società ha operato illegalmente appropriandosi, con sistematicità, dell’iva incassata dai clienti. Metodo questo utilizzato per autofinanziarsi con l’imposta che invece doveva essere versata all’Erario.

Il controllo ha inoltre permesso di appurare un altro espediente utilizzato dall’amministratore per rendere meno agevole l’immediata constatazione della violazione in sede di controllo formale delle dichiarazioni da parte dell’Amministrazione finanziaria. In questo senso, provvedeva ad esporre, nelle specifiche voci delle stesse dichiarazioni, versamenti periodici dell’IVA in realtà mai effettuati, spingendosi addirittura a indicare importi superiori a quanto dovuto in modo da andare a credito d’imposta a fine di ciascun esercizio.

È quindi scattata la procedura per la cosiddetta confisca per equivalente che ha comportato il sequestro da parte delle Fiamme Gialle di disponibilità finanziarie per 50.000 euro circa depositati presso le banche e 7 immobili, di cui 1 in Castelfidardo, 2 a Numana e 4 a Porto Recanati.  
La norma prevede che il sequestro dei beni venga effettuato non solo nei confronti del patrimonio societario, ma anche di quello personale dell’autore del reato tributario, fino a copertura dell’ammontare dell’evasione o del danno all’erario accertato; e ciò senza dover preventivamente dimostrare che i beni oggetto di sequestro siano frutto diretto dell’attività illecita sul piano fiscale.

In caso di condanna definitiva, le disponibilità oggi cautelate confluiranno nel Fondo Unico Giustizia, gestito dalla Equitalia Giustizia SpA.
 

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