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Lunedì, 27 Giugno 2022
Cronaca Torrette / Via Conca

Il dramma di Petro, malato oncologico e figlio in guerra: «Hanno spianato tutto»

La moglie è ancora in Ucraina e l'altro figlio sta combattendo nella "terza linea" contro i russi: «Ospedali, scuole, asili, hanno spianato tutto»

ANCONA - Sguardo basso, viso segnato dalla guerra che si è lasciato alle spalle pochissimi giorni fa. Petro, malato oncologico, è in una sala del reparto di radioterapia dell’ospedale di Torrette. Lo ha portato nelle Marche sua figlia Oksana, che vive nel sud della regione, e insieme a lui la cognata e tre nipotini. L’altro figlio di Petro combatte nella terza linea, ovvero le retrovie impegnate a qualche chilometro da Kiev. In Ucraina c’è anche la moglie del paziente: «Ospedali, scuole, asili, hanno spianato tutto. Bombardano tutti i giorni, io sono marito e sono padre, cosa posso pensare?» dice Petri nella sua lingua madre. La traduzione la fa Oksana, ma anche i suoi stessi occhi. Petro è il secondo paziente seguito dal reparto di radioterapia dell’ospedale di Ancona, diretto dalla dottoressa Giovanna Mantello, arrivato direttamente dall’incubo della guerra. 

La fuga

Petro era in cura all’Istituto Nazionale Tumori di Kiev: «Il 24 febbraio, con l’inizio della guerra, sono andati via tutti- racconta Oksana- lui era rimasto solo, nessuno poteva andare a prenderlo perché mio fratello sta combattendo nelle retrovie. Una mia ex compagna di scuola è andata là e lo ha portato in stazione con l’aiuto di alcuni volontari, ma una volta al binario hanno cominciato a bombardare». Dopo l’attacco, Petro è riuscito a salire su un treno che lo ha portato a Shepetivka: «Ha cambiato due macchine messe a disposizione sempre da volontari, poi è arrivato a casa di mamma. La notte successiva con l’aiuto di due poliziotti e viste le sue condizioni, è partito per Varsavia. Io l’ho raggiunto in Polonia e l’ho portato qui, siamo arrivati lunedì scorso». Con papà Petro sono arrivati anche i due figli del fratello di Oksana, rispettivamente di 10 e 4 anni. 

oksana petro e giovanna mantello radioterapia-2

«Ho spento le emozioni»

«Mia madre e mio fratello sono là, dire che sto “in pensiero” è riduttivo- spiega Oksana- sinceramente ormai ho spento le emozioni, non vivo più per me. Con loro comunico se c’è linea, ma l’altro giorno ad esempio i bombardamenti hanno colpito le antenne e non siamo riusciti- racconta la donna- quando riusciamo facciamo due parole velocissime. Come ho scoperto la guerra? Fino al 23 febbraio chiamavo papà tutti i giorni per sapere come stava, la mattina del 24 mi ha risposto dicendo che c’erano state delle esplosioni, i vetri erano rotti e sia pazienti che dottori erano andati via. Non sapevo cosa fare, ho chiesto aiuto alla mia amica, che insieme a sua sorella non voleva più uscire di casa per paura. E’ stato un bene anche per lei, perché poi la casa della mia amica è stata bombardata e forse non sarebbe viva. L’Italia ha accolto i miei familiari con pazienza e benvenuto, sono grata per questo e non lo scorderò mai». Pietro, seduto accanto alla figlia, è ancora con la mente in quel villaggio a 200 chilometri da Kiev. Anche lui chiude la chiacchierata con una sola parola: «Dyakuyu» («Grazie»). 
 

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