«Così scoprimmo le Grotte di Frasassi», gli speleologi incontrano i turisti 

L’incontro è previsto nel 47° anniversario della scoperta. Intanto gli speleologi raccontano una prima parte di quello che accade quell’ottobre del ‘71

Gli speleologi nel giorno della scoperta

Domenica 30 settembre, in occasione del 47° anniversario della prima discesa, il gruppo di speleologi che nel 1971 mise piede per primo dentro le Grotte di Frasassi sarà presente durante tutta la giornata di visite. Gli scopritori accompagneranno i turisti, insieme alle guide, nel racconto di quel giorno che cambiò per sempre la storia di quel luogo. «Tutto ebbe inizio il 3 ottobre del 1971, quando effettuammo il primo scavo sulla parete rocciosa da cui sentimmo provenire un getto d'aria violentissimo – racconta Fabio Sturba, il secondo speleologo del gruppo CAI di Ancona che effettuò la calata – capimmo immediatamente che ci stavamo trovando di fronte a qualcosa di importante. Fummo subito travolti da una serie di emozioni, tra l'eccitazione e la voglia di proseguire verso quella che fu un'incredibile scoperta».

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Domenica, insieme a Fabio Sturba, saranno presenti gli altri speleologi del CAI: Giuseppe Gambelli, Maurizio Bolognini, Costantino Cioffi, Fabio Bentivoglio, Giorgio Lacopo e Giovanni Ceri. «La prima cosa che facemmo, fu subito scegliere chi dovesse scendere dentro quel buco nero – prosegue Sturba – eravamo 16 là fuori, ma solo 4 era il gruppo di speleologi più esperti tra cui me, Cappanera, Gambelli e Bolognini». L'atmosfera tra questi avventurosi ragazzi era elettrizzante. «Cappanera aveva problemi al suo impianto di illuminazione, quindi per non rischiare gli chiedemmo di restare in alto, così come a Gambelli, all'epoca di corporatura atletica e robusta, che avrebbe potuto aiutare la risalita d chi fosse andato in avanscoperta. Così tirammo a sorte tra me e Bolognini. La spuntò lui. Io scesi subito dopo». I due giovani speleologi si immersero nel buio più profondo: «Una discesa di cento metri – racconta Sturba – e quando atterrammo, ci trovammo a muovere i primi passi su un terreno dissestato, pieno di rocce appuntite. Camminammo attaccati ad una parete che vedevamo a fianco a noi. E senza neanche accorgerci ci trovammo in mezzo ai Giganti. Ci guardammo negli occhi ripetutamente. Le parole erano strozzate dall'emozione. Non riuscimmo a dirci nulla». 
 

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