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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Cronaca

Grottaroli col fiato sospeso, indagati per utilizzo abusivo di suolo demaniale: «Vogliamo chiarezza»

Due i filoni di indagine che coinvolgono i gestori delle grotte ai piedi della falesia di Pietralacroce: un’ipotesi di reato penale per utilizzo abusivo di suolo demaniale, e un reato di tipo amministrativo per il mancato pagamento di Imu e Tari

ANCONA - Alla base c’è una sostanziale difficoltà nel risalire agli effettivi proprietari di buona parte delle grotte che s’affacciano sul mare ai piedi della falesia di Pietralacroce. In più c’è il fatto che molte non risultano nemmeno accatastate. Il tutto genera un quadro piuttosto complicato dal punto di vista normativo. Di fatto, però, la Guardia di Finanza ha aperto un’indagine sul reato di utilizzo abusivo di suolo demaniale da parte di un centinaio di gestori delle caratteristiche insenature scavate nel lembo di costa che va dalla zona della Vedova fino alla Scalaccia, ai quali, inoltre, si richiede il pagamento di Imu e Tari. Due filoni di indagine, dunque, uno che potrebbe sfociare nel penale (qualora fosse confermata l’occupazione abusiva) e l’altro di tipo amministrativo per il mancato pagamento dei contributi delle tasse comunali. Ma i grottaroli indagati premono per regolarizzare le loro posizioni. «O mi riconoscono quale effettivo proprietario della grotta, oppure chiederò che l’immobile venga accatastato così da poter sanare la mia posizione contributiva». E’ questo l’aut-aut di Matteo Loparco, uno degli anconetani invischiati in questa vicenda alquanto ingarbugliata. Nello specifico ci sarebbero alcune grotte che sono state accatastate, altre no. Per quest’ultime, dunque, non risulta nemmeno possibile risalire alla rendita catastale del bene immobile su cui calcolare il valore dell’Imu. «Non saprei proprio come e quanto pagare - incalza Loparco - risponderò che non essendo proprietario sono impossibilitato a corrispondere la cifra richiesta». 

Il buco normativo

E qui si apre un’altra voragine normativa. Perchè molti grottaroli non sono proprietari diretti, ma utilizzatori. In quanto, negli anni, le grotte sono passate di mano in mano attraverso una semplice scrittura privata tra le parti interessate. Documento che, il più delle volte, non è mai stato autenticato. Quindi a dover pagare le tasse comunali dovrebbero essere gli effettivi proprietari, ma a quanto pare risulta difficile anche risalire agli intestatari delle grotte. In alcuni casi, addirittura, sembrerebbe che siano gli proprietari dei terreni soprastanti. «Vogliamo essere in regola - afferma un altro degli utilizzatori delle grotte indagate - se ci dicessero quanto pagare per chiudere una volta per tutte questo problema lo faremmo domani». Questione diversa, invece, per la Tari. La tassa sui rifiuti può essere corrisposta anche dagli utilizzatori delle grotte. 

L’indagine

L’altro fronte dell’indagine riguarda il reato penale di utilizzo abusivo del suolo demaniale. Nello specifico sarebbero addirittura due le tipologie di reato che si prospetterebbero: «il reato paesaggistico - spiega l’avvocato Marco Pacchiarotti, legale incaricato dai grottaroli - e quello occupazionale del bene demaniale, su cui però si dovrà dibattere se c’è stata una preclusione all’utilizzo altrui di questa area e quindi un’effettiva occupazione. In ogni caso, ad oggi, non è partito nessun procedimento penale». Per ora sono stati redatti solamente i verbali da parte della Guardia di Finanza dopo aver interrogato i destinatari dell’invito a presentarsi a colloquio. 

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