Cronaca

Green pass al lavoro, a chi servirà la carta verde? Tutte le nuove ipotesi

Sembra ormai tracciato il percorso che il governo ha intenzione di intraprendente per estendere l’obbligo del green pass al mondo del lavoro.

Nel giorno in cui la scuola si cimenta con il banco di prova più difficile - il ritorno in classe con green pass per insegnanti, personale e genitori che accedono agli istituti - sembra ormai tracciato il percorso che il governo ha intenzione di intraprendente per estendere l’obbligo del green pass al mondo del lavoro.

In attesa di un nuovo decreto che ufficializzi le decisioni dell’esecutivo, le modifiche principali sembrano riguardare due filoni: da un lato gli uffici della pubblica amministrazione, dall’altro quei luoghi e servizi in cui è già richiesto ai clienti di mostrare il green pass per accedere. E dunque bar e ristoranti, dove personale e gestori dovranno essere in possesso della certificazione verde per lavorare, ma anche teatri, cinema, palestre, piscine, parchi divertimenti, musei, convegni ed eventi.

L’obiettivo principale è quello di evitare che il rientro al lavoro porti a un’impennata di contagi e a nuovi lockdown in autunno. La campagna vaccinale procede, con il raggiungimento dell’80% della popolazione italiana vaccinata con la prima dose, ma restano ancora quasi due milioni di italiani tra i 50 e i 59 anni che non ne hanno ricevuta ancora neppure una. E il governo stringe soprattutto sul mondo del lavoro, ipotizzando in modo sempre più concreto di estendere l’obbligo di green pass (che si ottiene 15 giorni dopo la prima vaccinazione, con certificato di guarigione da covid o un tampone negativo) in primis ai dipendenti statali.

Green Pass e pubblica amministrazione

Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha già più volte detto di essere favorevole a un provvedimento che allarghi l'obbligo di certificazione a tutti i lavoratori. Brunetta nelle scorse settimane ha chiarito l’intenzione di stringere sullo smart-working, prevedendo un ritorno in ufficio per l’85% dei dipendenti, un obiettivo strettamente legato al possesso del green pass: “In futuro il green pass deve valere sia per il lavoro pubblico che quello privato, sia per i fruitori dei servizi pubblici che per quelli privati - aveva dichiarato - Non abbiamo tempo, arriva l’autunno e poi l’inverno: dobbiamo arrivare ai livelli di saturazione entro la metà di ottobre”.

Forza Italia d’altronde si era già dichiarata d’accordo in modo compatto sia all’estensione dell’obbligo di green pass sia a quello vaccinale, e anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha fatto intendere che tra le fasce di lavoratori che dovranno presto avere il passaporot vaccinale per accedere agli uffici, i dipendenti della pubblica amministrazione sono al primo posto.

Gestori e dipendenti di bar e ristoranti

Per quanto riguarda bar e ristoranti, la decisione di estendere l’obbligo di green pass è una conseguenza diretta dell’istituzione del provvedimento per i clienti. Anche chi lavora nei pubblici esercizi, così come chi ci entra per consumare un pasto o una bevanda (fa eccezione il caffè al bancone), dovrebbe dunque avere la certificazione verde per lavorare. Una misura che si rende necessaria soprattutto in vista dell’autunno e dell’inverno, quando i ricercatissimi e ambitissimi dehor esterni non saranno più utilizzabili per il calo delle temperature e il peggioramento del meteo. Gestori, ma anche camerieri, cuochi e personale che entra in contatto con pubblico e pietanze dovrebbero dunque essere chiamati a esibire la certificazione verde.

Teatri, cinema, palestre e piscine

Con lo stesso principio, anche chi lavora in teatri, cinema, palestre, piscine, centri termali, parchi divertimenti, sale giochi e sale concerti dovrà avere il Green Pass per poter lavorare.

Trasporti

Coinvolti, dunque, anche gli addetti ai trasporti a lunga percorrenza: se il green pass è richiesto ai passeggeri per salire su navi, aerei e treni ad alta velocità e a lunga percorrenza, dovrebbe diventare un obbligo anche per chi su questi mezzi lavora.

Il nodo aziende private

Sul fronte aziende private invece la situazione è più complessa. Nonostante che sia stata proprio Confindustria tra i primi a farsi portavoce del messaggio “Chi non ha il green pass non lavora”, sollevando un polverone, è necessario ancora tracciare i limiti entro cui il datore di lavoro può imporre (o non imporre) la certificazione verde, definire in modo chiaro azienda pubblica e azienda privata e contestualizzare quelle aziende giuridicamente private ma che lavorano per il pubblico.

Confindustria resta comunque dell’idea di rendere obbligatorio il green pass usl posto di lavoro, mentre i sindacati obiettano: no alla discriminazione, sì a una legge nazionale per rendere obbligatorio il vaccino a tutta la popolazione. E soprattutto, sì a tamponi gratuiti per i lavoratori, affinché il costo non ricada su di loro e possa lavorare anche chi non vuole o non può vaccinarsi. La trattativa va avanti, in contemporanea con quella al governo.

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