Sale giochi, Bingo e agenzie di scommesse, lockdown a oltranza: «Il Covid è una scusa»

Il settore del Gioco legale rischia di soffocare dopo 3 mesi di chiusura. Giuseppe Tonnarelli: «Non sappiamo ancora quando potremo riaprire, lo Stato ci ha abbandonati»

Giuseppe Tonnarelli e il figlio Alessandro nella loro agenzia di scommesse di via De Gasperi

Sono stati i primi a chiudere e saranno gli ultimi a riaprire. Già, ma quando? Se lo chiedono gli imprenditori del settore del gaming: sono fermi al palo ormai da tre mesi e non vedono la luce in fondo al tunnel del lockdown. La fase-2 non è mai cominciata per chi gestisce sale giochi, Bingo e agenzie di scommesse: hanno dovuto abbassare le saracinesche l’8 marzo e da allora è come se lo Stato si fosse dimenticato di loro. «Siamo spariti dai radar, nessun ci considera più» mastica amaro Giuseppe Tonnarelli, titolare dell’agenzia Intralot di via De Gasperi e rappresentante dell’Utis, l’Unione totoricevitori. «Nell’ultimo Dpcm di aprile c’è scritto che le attività del gioco legale devono rimanere chiuse fino al 14 giugno, senza specificare se e quando potranno riaprire. Abbiamo assistito a molti interventi politici, abbiamo sentito promesse su più fronti, tutti hanno garantito massimo impegno, ma di fatto non si è visto nulla».

Sale l’esasperazione del settore, che sfocerà in un corteo di protesta annunciato per il 9 giugno in piazza del Popolo, a Roma, dalle 14,30 alle 18. Questo è l’obiettivo delle più importanti associazioni di esercenti del gioco legale e dei maggiori gruppi Facebook del lavoratori del comparto: si preannuncia un’adesione di massa. «L’incertezza sul futuro è la cosa peggiore, stiamo lottando contro un muro di gomma». Il Coronavirus? Per Tonnarelli, ormai c’entra poco. «Dietro a questo protrarsi dell’attesa c’è per forza dell’altro, forse la volontà di distruggere il gioco: ma così non si fa che favorire quello illegale e mettere tutto in mano alla criminalità organizzata. Non c’è una ragione al mondo per non farci lavorare, anche perché molti, come noi, hanno rivisitato da cima a fondo i propri locali per ridurre a zero il rischio di contagio». Le associazioni di categoria hanno redatto un protocollo specifico per garantire la sicurezza nelle sale giochi, nei Bingo e nelle agenzie di scommesse: accessi separati e contingentati, percorsi obbligatori, misurazione della temperatura all’ingresso, mascherine e guanti obbligatori, gel disinfettanti, sanificazione delle slot machine e di tutti i terminali, collocati ad almeno un metro di distanza l'uno dall'altro e separati da schermi in plexiglas, riduzione dei posti ai tavoli. Insomma, si potrebbe tornare a giocare sin da subito, in massima sicurezza.

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«E invece siamo fermi, mentre il calcio in Italia sta per ripartire e all’estero già si gioca - incalza Tonnarelli -. Per non parlare dei costi fissi: tra affitti e bollette, noi spendiamo 5mila euro al mese con entrate zero. Se continua così, saremo costretti a chiudere, come molti colleghi, anche perchè i concessionari che avevano sospeso i canoni per due mesi, da giugno li hanno riattivati. La situazione è insostenibile». Oltre al danno, la beffa: il settore del gaming, che conta migliaia di imprese e dà lavoro a 75mila italiani, già penalizzato da leggi sempre più restrittive, è stato ulteriormente colpito da una tassa dello 0,5% sul giocato, introdotta in piena pandemia per finanziare il rilancio del sistema sportivo, caso unico in Europa. Il settore genera 10 miliardi di entrate all’anno per lo Stato che - si stima - con questa chiusura a oltranza, sta rinunciando a circa 750 milioni al mese. 

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