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Domenica, 14 Aprile 2024
Cronaca

Spese facili, la Cassazione: «Anomala la condanna per Spacca e Bugaro e gravi lacune»

Sono uscite le motivazioni che hanno portato i giudici della suprema corte ad un nuovo giudizio davanti alla Corte di Appello di Firenze per l'ex presidente dem della Regione e l'ex consigliere del Pdl dopo aver annullato il verdetto di Perugia

ANCONA – Una condanna «anomala» con l'introduzione di elementi di «confusione ed incertezza». Così la Corte di Cassazione ha motivato l'annullamento deciso per la sentenza di secondo grado che la Corte di Appello di Perugia aveva inflitto all'ex presidente dem della Regione Marche Gian Mario Spacca e all'ex consigliere regionale del Pdl Giacomo Bugaro il 27 ottobre del 2021.

L'accusa è di peculato, per aver utilizzato soldi pubblici per attività non legate ad attività istituzionali. I giudici umbri avevano condannato Spacca ad un anno e otto mesi e Bugaro ad un anno e sei mesi. Pena sospesa per entrambi. Per gli ermellini della suprema corte «sussiste certamente un vizio di motivazione decisivo» di Perugia. I due imputati erano finiti davanti al tribunale umbro dopo il ribaltamento dell'assoluzione pronunciata dal tribunale ordinario (in primo grado) e dalla Corte di Appello di Ancona nel 2019. La condanna di Perugia era stata impugnata dalle difese dei due imputati, gli avvocati Alessandro Gamberini per Spacca e Davide Toccaceli per Bugaro. L'annullamento della sentenza della Cassazione è dell'8 febbraio scorso. Le motivazioni sono state depositate ieri e definiscono «anomala» la condanna dei due imputati con riferimento alla introduzione di elementi di «confusione ed incertezza». Ecco perché è stato disposto l'appello ter per il processo sulle presunte spese facili al Consiglio regionale delle Marche. Spese che si riferiscono al periodo 2008-2012. Sarà la Corte di Appello di Firenze adesso che se ne dovrà occupare. I supremi giudici hanno annullato le condanne con rinvio «per nuovo giudizio» davanti alla Corte di Appello fiorentina individuando molte pecche nel verdetto dei magistrati umbri. Ad avviso della Cassazione, è tutta da rivedere la fondatezza dell'accusa di appropriazione di fondi pubblici - per 4.600 euro contestati a Bugaro per spese postali e convegnistiche, e per 23.300 euro a Spacca per le spese di spedizione dei periodici “Marche Domani” e “Koine” e la messaggistica Aruba.

Nel ricorso alla Suprema Corte, le difese hanno sostenuto che «nel riformare la pronuncia assolutoria» i togati perugini non si erano «adeguatamente confrontati con la ricostruzione del giudice di primo grado che aveva affermato che si trattava di spese lecite aventi ad oggetto tematiche strettamente connesse a questioni di interesse regionale ed all'attività consiliare e del suo Presidente». L'obiezione ha trovato d'accordo i supremi giudici che hanno affermato che «del tutto apoditticamente» la Corte perugina è arrivata «alla conclusione circa la finalità di propaganda politica personale delle spese» contestate come illecite, inoltre - altra critica mossa dalla Cassazione - i giudici umbri hanno ritenuto «ininfluenti le dichiarazioni rese dagli imputati sulle quali era stata fondata la pronunzia assolutoria proprio in ragione dei chiarimenti da loro forniti circa la legittimità delle stesse spese». Per questo, a fronte delle «anzidette gravi lacune motivazionali», gli ermellini hanno incaricato la Corte di Appello di Firenze di porvi «rimedio» nella «piena libertà delle valutazioni di merito di sua competenza» ma ricordando i principi di diritto per cui «il ribaltamento dello scrutinio di responsabilità compiuto nel processo di appello sullo stesso materiale probatorio acquisito in primo grado» deve essere «sorretto da argomenti dirimenti», metodo «non correttamente seguito» in questo «procedimento».
 

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