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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca

Porta da mangiare ai gatti sotto il lockdown e finisce a processo per falso: assolto commercialista animalista

Si occupava di una colonia felina al porto turistico. Aveva un’autocertificazione controllata dai carabinieri. Uno sbaglio di vocabolo lo ha portato in tribunale ma «il fatto non sussiste»

ANCONA - Lo sbaglio di un vocabolo sul verbale di accertamento lo fa finire a processo per falso e se non si fosse opposto ad un decreto penale di condanna, preferendo andare a dibattimento per dimostrare la sua innocenza, non avrebbe avuto giustizia. Vittoria in tribunale per un commercialista animalista che sotto la pandemia ha continuato a dare da mangiare a una colonia felina del porto turistico di Marina Dorica e ad un altra a Marina di Montemarciano. Ieri la giudice Antonella Passalacqua lo ha assolto «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di falsità ideologica commessa da un privato in atto pubblico. Sotto accusa era finito un professionista anconetano di 55 anni che dal 2015 sfama a sue spese molti gatti che vivono liberi e censiti in colonie feline riconosciute. Nel corso del primo lockdown, che ha costretto gli italiani a tre mesi di confinamento a casa nel 2020, è stato fermato da una pattuglia dei carabinieri lungo la via Flaminia. Era il 12 aprile del 2020, di notte. II commercialista tornava in auto ad Ancona da Marina di Montemarciano, dove si era recato per portare da mangiare ad una colonia felina censita, ed era diretto al porto turistico di Marina Dorica, in vai Mascino, per portare cibo ad altre quattro colonie feline presenti al suo interno.

Ai militari ha mostrato l'autocertificazione che consentiva di uscire per motivi di assoluta urgenza anche fuori dal proprio comune di residenza. Nel documento aveva indicato nella motivazione che era il responsabile delle colonie feline e che senza le crocchette che lui portava giornalmente ai gatti gli animali non avevano altro da mangiare. Terminato il controllo era stato lasciato proseguire. Solo dopo gli è arrivata la contestazione che avrebbe dichiarato il falso perché ai carabinieri, che interpellarono il servizio veterinario dell’Asur, lui non risultava il referente della colonia felina. Infatti era il responsabile. Lo scambio di vocabolo è stato spiegato ieri dallo stesso imputato in aula, sentito in tribunale prima della sentenza. «Nell'autocentificazione - ha detto il commercialista - avevo scritto responsabile e non referente. Il referente è chi fa i censimenti e le sterilizzazioni infatti non sono io. lo mi occupavo e mi occupo di dare da mangiare ai gatti perché senza non riuscirebbero a vivere». Un errore nel verbale, dunque. Il 55enne era autorizzato dal Comune, l’ufficio animali d’affezione, ad occuparsi del sostentamento dei gatti e anche la direzione di Marina Dorica lo aveva dotato di badge per entrare di notte al porto turistico e sfamare i micetti. In aula hanno testimoniato a suo favore sia l’ex direttore di allora di Marina Dorica che la responsabile comunale oltre ad una volontaria animalista che seguiva le sterilizzazioni. Il commercialista era difeso dall’avvocato Martina Pizzichini.

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