La testimonianza dell'imprenditore: «Così la gang di Corinaldo ha colpito nel mio locale»

Muscinelli, proprietario di vari locali ad Arezzo, racconta come lo scorso 12 aprile i 6 ragazzi della banda derubarono i giovani accorsi a ballare con Gabry Ponte

Da sinistra Ugo Di Puorto, Raffaele Mormone e Andrea Cavallari

Una notte di festa e di divertimento. Per qualcuno, giovanissimo, una delle prime notti in discoteca. Poi una serie di furti, proprio durante l'esibizione dell'ospite d'onore. E' così che la strada di un imprenditore aretino, Enzo Muscinelli, si è incrociata con quella della gang che ha agito nella notte della tragedia di Corinaldo. Muscinelli insieme al fratello Giuseppe dal 1980 è un impresario del mondo della notte. Partiti con lo Scorpione adesso sono proprietari anche del Formula Uno di Città di Castello e del Mojito sempre di Castello. Ed è proprio in quest'ultimo locale che la gang ha colpito e a riportarlo è il giornale online ArezzoNotizie nell'articolo firmato da Nadia Frulli.

«Era la notte del 12 aprile - racconta Muscinelli - e avevamo organizzato una festa con Gabry Ponte. Una serata tranquilla, con ragazzi che volevano divertirsi. Poi, subito dopo l'esibuzione del dj, alcuni giovani ci hanno detto di essere stati derubati e ci hanno chiesto di chiamare le forze dell'ordine».

Il personale del locale non ha esitato. Una volante è accorsa sul posto: «I ragazzi - prosegue Muscinelli - hanno indicato agli agenti alcuni giovani e varie persone sono state identificate. In quel periodo non sapevamo che c'era una gang in azione: ma è probabile che qualcuno di loro quella sera sia stato identificato. Poi le indagini ovviamente hanno preso il loro corso». Quella sera nel locale non c'erano solo i sette ragazzi arrestati, ma anche una gang concorrente di giovani proveniente da Genova. E' quanto è emerso dalle intercettazioni nella notte tra il 12 e il 13 aprile. La conversazione fu dentro l'auto di uno degli indagati appena uscito insieme a due complici dalla discoteca Mojito "nella quale avevano commesso dei furti", si legge nell'ordinanza, che precisa ulteriormente: «Gli interlocutori fanno riferimento ai problemi di concorrenza sorti con il 'gruppo dei genovesi' presenti anche loro all'interno dello stesso locale e resisi responsabili di analoghe condotte criminose». Al Mojito, fortunatamente, non fu utilizzato lo spray al peperoncino e non si verificarono incidenti o situazioni tali da scatenare il panico. Gli addetti alla sicurezza e le forze dell'ordine riportarono in pochi minuti la situazione alla normalità.

«In 40 anni di attività - racconta Muscinelli - non mi era mai accaduto di trovarmi di fronte a un gruppo organizzato e dedito ai furti come quello. Lo scorso anno al Formula ci fu un episodio in cui fu spruzzato lo spray al peperoncino, ma tutto si risolse velocemente: quel locale infatti ha tutte le uscite di sicurezza disposte intorno alla pista e i ragazzi uscirono velocemente per poi rientrare, senza troppi problemi. Non ci furono furti di nessun tipo e pensammo ad una bravata». 

Secondo l'imprenditore biturgense, quello delle gang (dalle intercettazioni svolte durante le indagini sulla tragedia di Corinaldo è emerso che ce ne sarebbe anche una genovese) è un fenomeno legato in qualche modo alla musica trap.

«Ad ascoltare e seguire quella musica, infatti, sono soprattutto i giovanissimi che non sono abituati a frequentare i locali e che spesso sono alle primissime esperienze. Sono più ingenui e chi vuole commettere un reato lo sa. Chi mette a segno i furti attende sempre il momento dell'ingresso dell'ospite, quando tutti i ragazzi sono rivolti verso la consolle, applaudono e ballano. Questi ladri entrano in azione in quel momento e spesso le vittime se ne accorgono solo a fine serata».

Da qui la necessità per i locali di tutelarsi: «Cerchiamo sempre di collaborare con le forze dell'ordine. E' fondamentale. Anche perché in questi casi noi possiamo fare veramente poco: abbiamo solo le telecamere per sorvegliare, ma non è possibile chiedere i documenti, identificare o perquisire qualcuno. I nostri addetti alla sicurezza sono preparati ma solo le forze dell'ordine possono svolgere determinati compiti». 

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