Trovato in spiaggia sanguinante, la sua spiegazione non regge: arrestato ex boxeur

L'uomo è stato trovato ansimante e sanguinante in spiaggia ma la spiegazione di quella vistosa ferita non ha convinto i carabinieri

Carabinieri e Croce Gialla sul luogo dell'intervento

Un vetro rotto per un tentato furto in un negozio di assistenza di computer, una scia di sangue che porta fino alla battigia dove i carabinieri hanno trovato un 22enne marocchino in un lago di sangue. E’ accaduto la notte scorsa a Falconara. Il giovane, trovato in spiaggia ansimante e sanguinante per una ferita al polpaccio destro ha sostenuto di essere stato vittima di un’aggressione da parte di alcuni spacciatori. La setessa versione l’ha fornita ai volontari della Croce Gialla arrivati sul posto per soccorrerlo ma per i militari la verità era un'altra: l'ex boxeur si era allontanato dopo il tentato furto ed è stato arrestato.

Per i carabinieri della Tenenza di Falconara e del Nucleo Operativo Radiomobile infatti quella spiegazione non reggeva, perché a portare gli stessi militari dal 22enne è stata la scia di sangue che dal negozio arrivava in quell’esatto punto di litorale. Il 22enne, secondo le accuse, era la stessa persona che aveva sfondato la vetrina del negozio per tentare il furto per poi allontanarsi imboccando il sottopasso di via Trieste in direzione spiaggia. Il nordafricano è stato quindi arrestato per furto aggravato, nella stessa notte è stato rimesso in libertà dal pm di turno a causa delle condizioni di salute ed è stato portato a Torrette dove verrà sottoposto a un intervento chirurgico per la lacerazione al tendine d’Achille. Il proprietario dell’attività in seguito ha potuto constatare che, a parte la vetrina infranta, non mancava nulla dal negozio anche perché, fatta eccezione per alcuni apparecchi in riparazione, l’esercizio non custodisce alcun valore o contanti al suo interno. L’uomo era già conosciuto alle forze dell’ordine. Era già stato arrestato nel febbraio 2018 per la tentata rapina a un tabaccaio di Falconara per poi finire nuovamente in manette, sei mesi dopo a Rimini, per l' evasione dai domiciliari dopo essersi disfatto del braccialetto elettronico. 

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