Ancona, tutta la città per l'ultimo abbraccio a Gianluca Giammarchi

Sopra il feretro bianco gli amici hanno appoggiato la maglia della Nuova Folgore, il club di calcio per cui Gianluca vestiva la numero 9. E una felpa, quella degli amici storici con cui è cresciuto condividendo l'adolescenza, la scuola, la vita

Il funerale

«Non avresti avuto bisogno di un fratello maggiore perché tu stesso mi facevi sentire sempre protetto e ora più di prima sono consapevole che non mi lascerai mai». Sono le parole d’amore con cui Marco Giammarchi ha ricordato il fratello Gianluca, il barman del Raval deceduto mercoledì a seguito di un incidente con lo scooter avvenuto nella notte tra domenica 14 e lunedì 15 giugno. Oggi (venerdì) è stato il giorno più duro, quello del funerale, a cui hanno partecipato centinaia di persone. C’era tutta Ancona a rendere omaggio a quel biondino dal sorriso d’oro e col quel ciuffo che raccontava il suo estro e la sua fantasia. Non è bastata la chiesa del Cristo Divino Lavoratore di piazzale Camerino per accogliere l’intera comunità. In tanti hanno seguito il rito dall’esterno, mentre dentro la chiesa gremita si svolgeva una cerimonia sobria, durante la quale il parroco ha ricordato come Gianluca, da oggi, vivrà sempre in ogni singolo gesto di chi lo ha amato in questa vita. 

In prima fila c’era la famiglia: il fratello Marco, papà Giorgio e la mamma Laura, vicinissimi a quella bara bianca sulla quale gli amici hanno appoggiato una sua gigantografia. Sopra il feretro la maglia numero 9 della Nuova Folgore, il club di calcio per cui Gianluca giocava in attacco, sognando un giorno di diventare come il suo idolo Francesco Totti e magari vestire i colori della squadra del cuore: la Roma. Poi la felpa storica degli amici con cui è cresciuto. E sono tanti: dal gruppo degli “Yellow submarine” a quello dei “Junior”. Cambiano i nomi ma non il ricordo di chi ha condiviso tutto con Gianluca: gioie e dolori, soddisfazioni e delusioni. Gli amici con cui si cresce e si sbaglia. Sempre insieme, fino a quando, in un attimo, non si è diventati adulti. Comunque insieme. Adulti, come si è a 21 anni, l’età che aveva Gianluca quando ha incontrato la morte lungo via del Castellano. Gianluca aveva studiato allo scientifico, poi aveva cambiato perché voleva diventare un barman. E allora ecco la scelta dell’alberghiero. Ha iniziato con uno stage nel bar vicino casa, quello di piazzale Camerino che proprio oggi ha chiuso per partecipare ai funerali. Poi l’esperienza in Australia e infine il professionismo con lo staff del Raval. 

IL RICORDO DEGLI AMICI. A ricordare il 21enne per primo è stato Davide del Raval, che con voce rotta ha detto: «Mi chiamava sempre per un consiglio e io glielo davo. Ma con lui ognuno di noi aveva le spalle coperte. Oggi Gianluca fa parte di noi e se voi vi girate lo vedete lì a fianco a voi». Poi ha parlato Matteo Pignocchi per tutti gli amici storici che lo chiamavano “Gianluchino”: «Ti abbiamo conosciuto sotto tanti aspetti ma quello che abbiamo preferito era il grande amico che eri. Ma grazie a te abbiamo capito che il bene che ci si vuole resta per sempre e che bisogna apprezzare ogni minuto della vita». Poi un pensiero rivolto alla famiglia: «Laura, Giorgio, Marco. Grazie per averci regalato la sua spensieratezza, la sregolatezza, il suo senso del dovere».

La bara ha lasciato la chiesa intorno alle 18:00 sotto uno scroscio di applausi durati minuti. Così Ancona ha dato il suo ultimo abbraccio a Gianluca, mentre dall’altra parte della città qualcuno lasciava dei fiori su quell'albero di via del Castellano che porta ancora i segni dello schianto. Anche lì vivrà il ricordo di Gianluca. 

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