Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Addio Emmanuel, il Vescovo: «Siamo noi i disperati». L'urlo di dolore della compagna

La compagna di Emmanuel ha accusato un malore durante la funzione e poi, mentre parlava Don Vinicio Albanesi ha sfogato la sofferenza con un urlo. Tantissime le autorità presenti in una Fermo blindata

Fermo ha dato l’addio a Emmanuel Chidi Namdi, il giovane nigeriano ucciso martedì scorso per aver difeso la dignità della sua compagna, offesa e umiliata dall’insulto razzista di un 39enne fermano che poi lo ha colpito con un pugno, anche se l'indagato respinge le accuse e parla di legittima difesa ad un'aggressione fisica. La bara arriva molto prima delle 18:00 e viene posta in terra su un tappeto. Sopra al feretro, un cuscino di rose rosse e la foto del giovane migrante. Proprio lì, davanti all’altare di un Duomo a lutto, rappresentato dal colore rosso e bianco. Il rosso delle fasce strette ai capi dei migranti (come è tradizione in Africa) della Comunità di Capodarco e della Fondazione Caritas in veritate. Il bianco del vestito indossato da quella che sarebbe dovuta diventare presto la moglie di Emmanuel. Glielo aveva promesso Don Vinicio Albanesi quando fece uno strappo alla regola e accolse la coppia nella comunità per soli uomini. Proprio lei, Chinyere, in prima fila, si é sentita male mentre in chiesa ci si scambiava il segno della pace. Soccorsa dai militi della Croce Rossa, è poi tornata vicino all’altare accompagnata su una sedia a rotelle da una suora nigeriana. Don Vinicio stava raccontando le sofferenze patite dalla donna. La fuga dalla Nigeria, le violenze in Libia fino alla perdita dei suoi figli, una bambina di due anni e un bimbo che portava in grembo. Chinyere, in lacrime e con lo sguardo teso a cercare un orizzonte smarrito, è esplosa in un urlo di dolore che ha sconquassato le anime dei presenti. A partire dalle autorità sedute in prima fila: la Presidente della Camera Laura Boldrini, che ha messo in guardia su come il razzismo sia la peggior causa di omicidio (GUARDA IL VIDEO), il Ministro Maria Elena Boschi, il vice presidente del Parlamento europeo David  Sassoli e il membro del Parlamento Europeo Cecile Kyenge. Anche loro hanno ascoltato con attenzione le parole dell’arcivescovo fermano Luigi Conti.

L’ARCIVESCOVO. «Sono preoccupato per la divisione di questa comunità. Non dobbiamo essere divisi perché rischiamo di morire per la divisione. Non dobbiamo uccidere le speranze di chi viene in Italia. Li chiamano disperati, ma i veri disperati siamo noi, con le nostre vite insensate e vuote».

DON VINICIO ALBANESI. Lo stesso vuoto a cui forse faceva riferimento anche Don Vinicio quando ha parlato dell’aggressore di Emmanuel: Amedeo Mancini. «Io non ce l'ho con questo Amedeo perché anche lui è una vittima. Lui è uno come tanti, ma chi gli era vicino ha spinto la sua impulsività quando invece avrebbe dovuto aiutarlo a crescere, a diventare responsabile a essere un cittadino felice. Noi perdoniamo tutti, Noi accogliamo tutti». Poi ha ricordato il giorno della tragedia. La telefonata mentre lui era fuori regione che lo avvisava che Emmanuel era all’ospedale. «Pensavo ad un litigio invece mi spiegano cosa è avvenuto. Emmanuel era morto ammazzato». Poi la presa di posizione di un parroco che decide di non lasciare passare. Di non accettare il sentimento di quei fermani che pensano che la politica non c’entra perché “Amedeo ha insultato quella ragazza di colore come insultava e provocava tante altre persone”. E allora «Qualcuno mi ha detto di abbassare i toni -ha proseguito Don Vinicio - Io il tono non lo abbasso perché la dignità violata di Chinyere è la dignità che voglio difendere in tutto il mondo». 

Alla fine della messa funebre, don Vinicio ha fatto salire i compagni di Emmanuel che, prima in francese, poi in inglese e in italiano, hanno letto passi della Bibbia. Poi un amico di Emmanuel si è fatto e avanti e ha detto: «La morte del nostro amico Emmanuel ci fa molto male ma noi crediamo che Emmanuel sarebbe potuto morire in mare e se è morto in questa terra italiana allora è per volontà di Dio. La razza umana è una sola e nelle nostre vene scorre lo stesso sangue. Siamo tutti fratelli». Poi tutti intorno alla bara del defunto per cantare in suo nome e per omaggiare l’amico scomparso. Emmanuel, la cui salma tornerà in Nigeria, da dove era fuggito per dimenticare quanto il mondo potesse essere violento. 

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