Fiumi e fossi a rischio esondazione: ecco quali sono i più pericolosi

La Regione ha stanziato 8 milioni di euro per interventi di mitigazione del rischio idrogeologico: l'Aspio è il più urgente ma c'è anche l'Esino con i suoi fossi

L'hotel Avion di Falconara, oggi chiuso, sott'acqua

Aspio e Misa. Sono i due fiumi che più di tutti nella provincia di Ancona hanno bisogno di opere per mitigare il rischio idrogeologico legato alle esondazioni. Fiumi che, come si insegnava alle elementari, hanno carattere torrentizio: quasi in secca d'estate, a rischio piena con piogge abbondanti. La speciale classifica del pericolo l'ha stilata il Consorzio di Bonifica, braccio operativo della Regione Marche in fatto di manutenzione dei fiumi e del cosiddetto reticolato minore costituito dai fossi. Sul piatto ci sono subito 8 milioni di euro per vari interventi in tutta la regione che dovranno essere cantierabili entro il 31 dicembre di questo anno. I lavori, chiede il governatore regionale Luca Ceriscioli dovranno essere ultimati il 31 marzo del 2020.

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Il lavoro più imponente è quello sul Misa, teatro nel 2014 della tragica alluvione di Senigallia costata la vita a tre persone e con milioni di danni in tutta la città. Ma non solo. Secondo Claudio Netti, presidente del Concorzio di Bonifica, il fiume più pericoloso è l'Aspio «attorno al quale si è costruito troppo». Per realizzare una serie di casse di espansione tra Osimo Stazione e Castelfidardo (località Monte Camillone) sono stati stanziati 2,4 milioni di euro. Interventi anche a Falconara: 1,5 milioni per la messa in sicurezza dei fossi Rigatta, San Sebastiano e Cannettacci oltre a altri 1,4 milioni per opere al confine con il Comune di Chiaravalle. Interventi che si attendono da oltre 10 anni: nel 2006 sia Osimo che Falconara rimasero sott'acqua, a una settimana di distanza, a causa delle abbondanti piogge che intasarono i corsi d'acqua. 

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