Fiom richiama alla calma e scrive a Confindustria: “Insieme per mettere al centro l'uomo”

Dopo lo strappo tra Confindustria e la Regione Marche, arriva una lettera indirizzata a Claudio Schiavoni, quella dei metallurgici anconetani, con cui si cerca di riportare tutto ad un dialogo costruttivo

Foto di repertorio

Dopo lo strappo tra Confindustria e la Regione Marche, arriva una lettera indirizzata a Claudio Schiavoni, quella dei metallurgici anconetani, con cui si cerca di riportare tutto ad un dialogo costruttivo

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"Caro Presidente, chi Le scrive è la Fiom delle Ancona e ci permettiamo di sottrarLe un po' del suo preziosissimo tempo per condividere delle considerazioni in merito alla complicatissima gestione dell’emergenza sanitaria. Siamo quel Sindacato a cui, sebbene maggiormente rappresentativo, è capitato di trovarsi fuori dai tavoli di contrattazione per i Ccnl di categoria, siamo quel Sindacato che è ben consapevole della crisi della rappresentanza e dell’attacco continuo ai corpi intermedi. Siamo comunque quel Sindacato che ha sempre rivendicato un proprio ruolo, nell’interesse delle persone che lavorano e che rappresentiamo, avanzando una nostra idea di società fondata sulla giustizia e sull’uguaglianza, dove i diritti sanciti dalla Costituzione devono trovare applicazione a partire dai luoghi di lavoro; siamo stati capaci di esercitare un ruolo di mediazione e dialogo anche nei momenti in cui sembrava impossibile confrontarsi e contrattare. Abbiamo notato ,con nostro sconcerto, delle posizioni di grande nervosismo di una parte della Confindustria nella gestione dell’emergenza sanitaria derivante dalla pandemia, prima nei confronti del Governo che avrebbe tenuto conto troppo del parere della comunità scientifica e che avrebbe dovuto permettere la ripartenza produttiva mentre la curva del contagio era ancora molto alta, ed ora che la ripartenza c’è stata nei confronti di altre Istituzioni e associazioni. Ci risulta che in alcuni territori, suoi colleghi siano stati costretti a porgere le proprie scuse in seguito a dichiarazioni forse esasperate che non tenevano conto prioritariamente dell’andamento dei decessi e dei dati epidemiologici. Alzare i toni a dismisura non è sicuramente ciò che serve nella gestione di una fase così complicata come quella attuale e non lo riteniamo appropriato al ruolo che vi abbiamo sempre riconosciuto. Caro presidente, dovrebbe conoscerci abbastanza per sapere che lo scontro dialettico e conflittuale non ci spaventa ma bisogna solo capire se è il caso o meno di esercitarlo: nella gestione dell’emergenza Covid-19, siamo stati capaci di dare tutti un contributo importante, con la nostra contrattazione territoriale, a quelle che poi sono diventate le procedure recepite a livello nazionale,ed è solo in questa ottica che prosegue la nostra azione, senza voler criminalizzare nessuno ma costruendo insieme percorsi innovativi per dare rappresentanza e tutela a tutti, mettendoci insieme al servizio delle persone e della loro salute che garantiscono la nostra e la Vostra esistenza. Caro presidente, non vogliamo sottrarLe altro tempo se non per condividere un ultimo pensiero: anche a noi, a volte, ci assale un senso di inutilità, come da Lei affermato e succede, di media, tre volte al giorno, cioè ogni qualvolta che una persona muore sul posto di lavoro.L’attimo dopo comunque prevale la fortissima volontà di cambiare questo ordine di cose, di combattere chiunque anteponga gli interessi di pochi alle esigenze collettive, di costruire una società che metta al centro la condizione umana e non solo produttivistica, soprattutto in una fase come quella attuale, e lo vogliamo fare con chiunque possa condividere questo progetto anche partendo da posizioni e ruoli diversi, per reinventarci un mondo del lavoro che possa garantire una vita dignitosa a tutti senza che nessuno debba più morire od ammalarsi per poter avere quanto previsto in principio alla nostra Costituzione. Con la forza, la determinazione e la consapevolezza di sempre, porgiamo cordiali saluti".

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