Maxi inchiesta sulle truffe alle assicurazioni, erano coinvolti anche minorenni

Truffe andate avanti per anni fino al 2013 con incidenti che, secondo le accuse, non sarebbero mai avvenuti o erano concordati dalle parti o, in alcuni casi, erano architettati ad arte a danno di persone inconsapevoli

Constatazione amichevole di incidente

Truffe alle assicurazioni tramite finti incidenti stradali. C’erano anche dei minorenni all’epoca dei fatti, quando componenti di famiglie rom, cittadini albanesi e residenti anconetani avevano cominciato a prendere di mira diverse società assicurative per incassare i premi relativi ai sinistri. Incidenti che, secondo gli investigatori, non sarebbero mai avvenuti, oppure venivano concordati dalle parti o, in altri casi ancora, erano architettati ad arte a danno di persone inconsapevoli. Fatto sta che quelli che oggi sono ormai diventati maggiorenni, tra il 2008 e il 2012, avevano dai 14 ai 17 anni e dietro precise direttive di parenti adulti si presentavano all’ospedale per denunciare vari infortuni a seguito di sinistri. Nella maxi inchiesta per truffa del pm anconetano Ruggiero Di Cuonzo ci sarebbero almeno 6 giovani che allora dovevano ancora compiere 18 anni. 

Lo schema era sempre lo stesso. Si ideava un sinistro stradale, uno dei maggiorenni compilava la contestazione amichevole di incidente automobilistico (C.A.I.), poi il minorenne si recava al Pronto Soccorso del Salesi (ma anche a quello di Jesi e Chiaravalle) dichiarando di aver subito lesioni a seguito di un sinistro stradale. C’era chi inviava all’assicurazione vittima la richiesta di risarcimento, mentre un perito compiacente redigeva una perizia falsa in cambio di una parte del profitto. Poi, a gonfiare ancora di più il referto del Pronto Soccorso, c’era un medico di base di Ancona, anch’egli indagato per concorso in truffa, che diagnosticava uno, anche due susseguenti aggravamenti delle lesioni, facendo raggiungere ai presunti truffatori prognosi di 30 o 60 giorni. E di conseguenza i bonifici si gonfiavano. 

A volte erano ragiri da qualche centinaio di euro a testa. Come nel presunto incidente del febbraio 2011 avvenuto al Piano, dove un’auto non avrebbe rispettato un semaforo rosso, schiantandosi contro una seconda macchina. Le due parti hanno firmato il C.A.I. e alla fine ognuno avrebbe portato a casa 500 euro. Anche in questo caso grazie ad un perito complice e la presenza di un "testimone oculare" che avrebbe dichiarato il falso. In altri casi diventavano cifre interessanti. Come nell'incidente simulato nell'agosto del 2010, in cui sarebbero stati coinvolti 3 anconetani. Il risarcimento? Quasi 10mila euro in 3.

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Truffe, secondo la Procura di Ancona, andate avanti per anni fino al 2013. A mettere la pulce nell'orecchio delle assciurazioni, parti lese nell'indagine, una serie di eventi troppo frenquenti. Così si osno messi in moto gli organi antifrode delle compagnie assicurative e si è scoperto come quegli incidenti, in parte anche già retribuiti, non fossero mai avvenuti. Proprio come nell’incidente del febbraio 2011, per cui un ingegnere meccanico venne incaricato dalla società assicuratrice di effettuare un secondo controllo. Il risultato? A suo giudizio i danni dell’auto non erano neanche minimamente compatibili con la dinamica descritta. 

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