La Fincantieri riparte tra le proteste: «Lavoriamo con il terrore del contagio»

Nel cantiere navale è ricominciata la produzione con misure di sicurezza speciali e controllo della temperatura all'ingresso. La Fiom: «E' stata una forzatura dell'azienda»

Controlli di sicurezzai all'ingresso della Fincantieri

Gli appelli dei sindacati sono caduti nel vuoto. Questa mattina è ripresa la produzione alla Fincantieri, in anticipo rispetto alla data del 4 maggio indicata dal Governo per la riapertura progressiva delle attività. Il nuovo corso del cantiere navale è stato accolto negativamente dai lavoratori: la Fiom Cigl ha organizzato un presidio all’ingresso «per informare la cittadinanza sulla nostra contrarietà a un’apertura così massiccia di Fincantieri - spiega il segretario regionale Tiziano Beldomenico -. L’azienda ha chiesto la cassa integrazione a zero ore per tutti i dipendenti fino al 3 maggio, ma venerdì pomeriggio ci ha comunicato la riapertura con 350 persone, un numero spropositato rispetto a tutti i pericoli che ci sono nel cantiere, che non è come una qualunque azienda con linee di montaggio. Dovevamo concordare una serie di cose con l’azienda, ma non ci è stato dato il tempo ed è arrivata questa decisione improvvisa e unilaterale, una forzatura rispetto alle disposizioni previste nell’ultimo decreto ministeriale, tenuto conto che la produzione di navi da crociera non è essenziale per la popolazione».

Per garantire la tutela di tutti i dipendenti e dei lavoratori delle ditte esterne, l’azienda ha predisposto specifiche misure di sicurezza: ingressi scaglionati, un doppio controllo della temperatura corporea con termoscanner nella palazzina degli spogliatoi-sala mensa e all’entrata principale, dove è stato allestito un tendone e dove si trova anche un container per gli eventuali casi sospetti, oltre a mascherine e di protezione individuali distribuiti ai dipendenti. Oggi è filato tutto liscio, non ci sono stati assembramenti. «Ma cosa succederà nei prossimi giorni, quando i numeri cresceranno di volta in volta e si arriverà fino a 3500 unità?» si chiede Massimiliano Anastasi, rls di Fiom. «Malumore e paura regnano tra i dipendenti: tutti siamo chiusi in casa da due mesi e viviamo con il terrore di essere contagiati e trasmettere il virus». Prima del lockdown, alla Fincantieri si erano registrati due casi positivi: avevano contratto il Covid un dipendente di una ditta esterna e il responsabile della sicurezza interna, che si trova ancora all’ospedale, ma è fuori pericolo. 

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