Riciclaggio e fallimenti pilotati, 12 arresti e 146 indagati: commercialista in carcere

Operazione Background, la Guardia di Finanza scopre un giro d'affari da 130 milioni: l'associazione per delinquere puntava ai fondi per l'emergenza Covid, il boss è un imprenditore calzaturiero. Corruzione: radiato un finanziere

La conferenza nella sede della Guardia di Finanza

Dodici persone arrestate, tra cui un commercialista radiato dall’Ordine, e in tutto 146 indagate (incluso un finanziere che avrebbe rivelato l’esistenza dell'inchiesta) per un giro milionario di false fatturazioni che ha coinvolto almeno 90 aziende, tra società e ditte individuali, in 9 regioni diverse: l’associazione, radicata nelle Marche, era addirittura pronta a richiedere fondi per l’emergenza Covid. E’ l’esito dell’operazione Background, condotta sin dal 2017 dalla Guardia di Finanza e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Ancona con il procuratore capo Monica Garulli e il sostituto procuratore Daniele Paci: l’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, reati fiscali, riciclaggio e auto-riciclaggio. I provvedimenti, che hanno comportato 80 perquisizioni con il sequestro di circa 300mila euro, sono stati eseguiti all’alba da oltre 200 finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Ancona, guidato dal colonnello Guglielmo Sanicola, dello Scico di Roma (coordinato dal colonnello Agostino Brigante), del Gico di Ancona (con il tenente colonnello Pierfrancesco Bertini) e dei colleghi del Gruppo di Fermo e della Compagnia di Civitanova.

Il sistema 

Tutto è nato dall’analisi di un vorticoso flusso di denaro che veniva travasato da conti correnti delle società coinvolte a quelli intestati a titolari di ditte individuali che, ricevuto il bonifico, effettuavano contestualmente ingenti prelievi in contanti di pari importo. Secondo gli investigatori, l’organizzazione aveva messo in piedi un sistema radicato nelle Marche sin dal 2014, con la gestione di 90 aziende che avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti per un ammontare di 130 milioni di euro. Funzionava così: una serie di società emetteva fatture false a favore di soggetti terzi che così abbattevano il reddito d’impresa e aggiravano l’Iva e poi, attraverso operazioni bancarie, al netto di una “commissione” per i servizi prestati, si vedevano restituire il denaro, prelevato in contanti dai titolari delle ditte individuali asserviti ai capi dell’organizzazione che, tra l’altro, potevano contare su una base operativa all’estero. I proventi illeciti, infatti, finivano in Ungheria, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Bulgaria, Lituania, Moldavia, ma anche nel Delaware (Stati Uniti). 

Le intercettazioni del boss

A capo dell’associazione, secondo gli inquirenti, c’era un imprenditore calzaturiero di 46 anni di Montegranaro (Fermo). In un’intercettazione appare molto sicuro di sé e della solidità del sistema ideato. 

«No ma tanto la Finanza con me non ce la fa perché ho 50 aziende, tutte collegate… tutto un miscuglio… per trovare una fessura ci vogliono 20 anni… ci vogliono 20 anni alla Finanza per trovare una fessura, capito?».

Invece le Fiamme Gialle hanno impiegato molto meno tempo per scoprire il giro milionario che, tra i suoi promotori, annovera soggetti con vari precedenti specifici e un uomo più volte indiziato di appartenere ad ambienti della malavita organizzata in Sicilia e in Campania. 

Le sovvenzioni per il Covid

Stando ad alcune intercettazioni, il “dominus” era intenzionato ad andare oltre: puntava a ottenere agevolazioni fiscali e benefici economici stanziati dallo Stato per l’emergenza Covid, sfruttando i falsi volumi d’affari generati in passato dalle sue numerose società di comodo. «Stai portando avanti anche i finanziamenti del decreto?» gli chiede al telefono un collaboratore. Il capo risponde: 

«Sì sì, stiamo lavorando mattina e sera su questo! Poi dopo volevo fare la pratica perché lo sto facendo per tutte le aziende» 

Il piano criminale è stato sventato grazie all’intervento delle Fiamme Gialle. 

Gli arresti

Le 12 misure cautelari (9 in carcere, 3 ai domiciliari) eseguite oggi nei confronti di 11 soggetti (il “boss” di Montegranaro compare due volte per due distinti reati), tra cui un commercialista 54enne di Montegranaro (dove in passato è stato assessore), residente a Civitanova, già radiato dall'Ordine e ora in cella, sono il frutto di un filone specifico che riguarda la bancarotta fraudolenta di 7 società attive nel settore delle pelli e delle materie plastiche con sede nelle Marche (una si trovava a Falconara, un'altra a Camerano), portate al fallimento dopo essere state trasferite in fase finale in altre regioni come l’Emilia Romagna, il Lazio e la Lombardia, e di altre 38 società, di cui 9 ditte individuali non ancora cessate e 29 di comodo, gestite direttamente dai "prelevatori". A fronte di fatture fittizie, venivano letteralmente svuotate con il solito schema: il denaro distratto veniva girato a ditte individuali intestate a prestanomi, poi prelevato in contanti e fatto transitare all’estero. La somma distratta dalle società fallite ammonta a circa 15,5 milioni di euro, quello riciclato a 26 milioni. Tra i 9 soggetti portati in carcere, ci sono il 46enne di Montegranaro, il commercialista 54enne, padre e figlio di 68 e 41 anni residenti rispettivamente a Morrovalle e Civitanova, una 58enne ex convivente del primo, due argentini (un 36enne di Potenza Picena e una 61enne di Sant'Elpidio a Mare), un 57enne di Torre San Patrizio e un 59enne palermitano, domiciliato a Milano. 

Il finanziere infedele

Il “boss” è stato raggiunto anche da un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari - disposta dal gip di Ascoli - insieme a un suo stretto collaboratore di San Benedetto del Tronto e ad un finanziere ascolano di 59 anni, residente a San Benedetto, che prestava servizio presso il Gruppo di Fermo, accusato di corruzione per aver rivelato all'intermediario sambenedettese l'esistenza dell'indagine e aver fornito informazioni sul procedimento penale, coperte da segreto istruttorio, in cambio di profitti personali. Per questo verrà radiato dalle Fiamme Gialle. 

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