Figli picchiati e costretti a vedere film porno: genitori a processo

Condannato padre padrone per maltrattamenti in famiglia, accusato di aver picchiato i suoi figli per anni. Calci e pugni fin dalla tenera età, in condizioni igieniche deprecabili, fino a quando non sono intervenuti i servizi sociali

Avrebbe dovuto crescere, amare e proteggere i propri figli. Invece é stato solo capace di bruciare la loro infanzia, facendoli vivere nel terrore. Condannato a 1 anno e 10 mesi un padre padrone per maltrattamenti in famiglia, accusato di aver picchiato i suoi figli per anni. Calci e pugni fin dalla tenera età, esplodendo la rabbia ogni qual volta i bambini facevano un capriccio che lui, evidentemente, affrontava in un solo modo: la violenza. Il tutto in una casa in condizioni igieniche deprecabili. Secondo quanto raccontato dalle stesse vittime, sarebbero state costrette a vedere filmati pornografici in compagnia della madre. Il tutto fino all’ottobre del 2009, quando sono intervenuti i servizi sociali, dando il via all’iter processuale a carico dei genitori. Un procedimento in cui i figli si sono costituti parte civile tramite l’avvocatessa Francesca Petruzzo (in foto) Sotto accusa anche sua moglie che, di fronte a tutto questo, avrebbe semplicemente taciuto, rispettando i dettami del capo famiglia. Ieri il giudice monocratico Paolo Giombetti, dopo la condanna dell’uomo, ha assolto la madre. Il motivo? E’ possibile che l’imputata, a suo modo, sia stata vittima di quel regime del terrore. ma per averne la certezza si dovranno attendere le motivazioni. 

Ma ad aver pagato il conto più salato sono stati i figli, che oggi hanno 14 e 15 anni. Seocndo la ricostruzione accusatoria, i bambini, innocenti, erano costretti ad andare a scuola con echimosi al volto e alle orecchie, sporchi, a volte anche malati. Tutto sommato la scuola era un rifugio se si pensa a quello che poteva succedere a casa: botte, cinghiate, bastonate, tirate di capelli. Una volta, sarebbero stati costretti a guardare un film porno in compagnia della madre.Francesca Petruzzo-2

Un incubo finito solo quando il Tribunale per i Minorenni ha disposto l’allontanamento dei minori in una comunità. «A me le botte non facevano male perché ero abituato a prenderle» confessò una vittima ad un’assistente sociale. Violenze capaci di lasciare cicatrici pesantissime. Ma anche di minare il regolare percorso di formazione di due esseri umani, arrivati all’età di 9 e 10 anni senza essere capaci di farsi una doccia da soli, senza saper esprimere concetti basilari, senza riuscire a scrivere il proprio nome correttamente. 

Secondo la difesa, sostenuta dall’avvocato Francesco Miraglia, le cose non sono mai state in questi termini. I genitori hanno sempre partecipato alla crescita pedagogica dei bambini. Tuttavia la madre non ha mai nascosto di aver avuto bisogno di aiuto nel processo educativo dei figli, sostenuto dagli educatori dei servizi sociali. Per la difesa sarebbe nato tutto da lì. Da alcune illazioni mosse dagli educatori, dopo che la madre avrebbe espresso perplessità sui loro metodi di lavoro. Non solo perchè, di segni di percosse, non ce ne sarebbe mai stata traccia su un referto medico a sostegno delle accuse del pm. Ma evidentemente le testimonianze degli assistenti sociali e quelle della stessa parte lesa sono state sufficienti per arrivare ad una condanna dell’uomo.

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