Ripieno, con crostino e in gratin: dentro la cucina del Festival del mosciolo

Siamo entrati nella cucina di Glauco Lucarini al Porto Antico. Lo chef presenta la squadra che fino al 2 luglio allieterà i palati degli anconetani e non

Glauco Lucarini

“C’avemo i moscioli e ce piace el vì” non è solo uno slogan. Al Porto Antico proprio in queste ore è diventato il biglietto da visita di anconetani e non. In centinaia a partire dalle 18,30 si sono messi in fila sotto il grande tendone allestito accanto alla Fontana dei due Soli per gustare le prelibatezze del secondo Festival del Mosciolo. Tra una partita a subbuteo, un bicchiere di vino e un giro sui gonfiabili dell’area bimbi allestita dalla Croce Rossa di Ancona non si poteva non sostare davanti al menù (IL PROGRAMMA DELL'EVENTO).

PER TUTTI I GUSTI: Tante le prelibatezze preparate dallo chef Glauco Lucarini: spaghetti con moscioli, paccasassi e pomodorini; pepata di moscioli bianchi; suté di moscioli rossi; gratin di moscioli; moscioli ripieni e crostino; bocconcini di moscioli fritti. Fino a domenica 2 luglio ce n’è davvero per tutti i gusti. Ma dietro al bancone e i tavoli imbanditi c’è una vera cucina e una vera squadra. A presentarla è lo stesso Lucarini. Sul retro del bancone c’è la grande cella frigorifera che mantiene la conservazione di molluschi, cocomeri, vini e bevande. Difronte al frigo c’è l’ingresso della cucina: “Qui fa un po' caldo” scherza lo chef facendo notare le pentole fumanti con il sugo di moscioli in preparazione. Ai fornelli ci sono Luca, cuoco per passione, Paolo e Cristian che invece sono professionisti. “Quel ragazzaccio laggiù, con quel pizzettaccio invece è Fabrizio ed è anche lui uno che cucina esclusivamente per pura passione” spiega Lucarini, che poi presenta Sultan, ex studente del Panzini di Senigallia e Khaled, l’esperto di cucina nordafricana. “Poi ci sono anch’io” dice Lucarini, che spiega da cosa nasce il festival dedicato al mollusco anconetano: “Per Ancona, città di mare, non avere il festival del mosciolo è una cosa assurda. Grazie a me, ma soprattutto all’ideatore Fabrizio Andreani, è stata fatta questa cosa per tutti noi. Ci piace Ancona, ci piace tutto questo e soprattutto ci piace il mosciolo”. Già, ma come cucinarlo nella maniera ideale? Lucarini allunga il braccio e indica una grande pentola affidata alle mani di Paolo: “Questi sono i famosi moscioli ripieni, li abbiamo preparati uno per uno secondo una vecchia ricetta anconetana. Ognuno però lo cucina a modo suo, ovviamente, ma il mosciolo è anconetano e lo vogliamo cucinare all’anconetana”.

LA FESTA: Tra i ragazzi con la maglietta azzurra e la scritta ‘staff’ c’è anche Fabrizio Andreani: “Da anconetano avevo sempre sognato di venire in questo posto così bello a fare una bella festa anconetana. Il mosciolo per noi è uno stile di vita, una cosa molto sentita”. Mentre Andreani spiega la sua passione, le famiglie fanno la fila alla casa per lo scontrino e poi al bancone per ritirare le prelibatezze. Sul palco i Litfibhard intonano le cover di Piero Pelù e compagni. Accanto alla fontana di Enzo Cucchi c’è un piccolo tavolo da subbuteo sul quale un gruppo di amici improvvisa una partita. Una schicchera, un tiro, un gol. Il coro di esultanza? Neppure a dirlo: “C’avemo i moscioli e ce piace el vì”.

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