Enzo Iacopino a San Severino apre il Festival del Giornalismo delle Marche

Il Presidente dei giornalisti italiani ha parlato di una professione "Che non sta cambiando: è già cambiata", di nuovi linguaggi e precarietà

Si è aperto ieri a San Severino il Terzo Festival del Giornalismo d’inchiesta, nato a Osimo e divenuto ormai “delle Marche”, essendo riuscito ad attivare un vero e proprio circuito di città interessate alla kermesse dedicata all’informazione di qualità e di approfondimento.

Ad aprire i lavori il direttore artistico del Festival e direttore della Scuola di Giornalismo di Urbino, Gianni Rossetti, che nell’introdurre il tema della serata – “Il giornalismo di oggi e di domani – Come uscire dalla crisi. Quale futuro per l’informazione” – ha evidenziato: “Questo è un periodo difficilissimo per la professione, le cui sfide non possono prescindere dalla formazione, su cui l’Ordine dei Giornalisti delle Marche è stato uno dei primi a scommettere”.
Dato confortato da Luca Romagnoli, tesoriere e consigliere dell’ordine, che ha ricordato: “I giornalisti devono sempre giocoforza essere un po’ ‘tuttologi’, ma la conoscenza primaria e fondamentale resta sempre quella della deontologia e della correttezza, di cui l’Ordine è garante”.

La parola è poi passata al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti italiani Enzo Iacopino, che nel ripercorrere le tappe della ‘guerra’ per l’equo compenso – “Guerra da cui sono uscito sconfitto, battuto con cinque voti contro uno, quello dell’OdG” – ha ricordato: “C’è stato un momento in cui mi sono vergognato di essere il Presidente dei giornalisti italiani, ed è stato quando nel mio ufficio entravano sei o sette colleghi al giorno che non mi chiedevano aiuto economico, ma parlavano della loro disperazione, chiedevano dignità nel lavoro, e tu non gliela potevi dare”.
Un mondo, quello del giornalismo, in cui può convivere un’elite di personaggi con contratti di ferro e un esercito di precari – spesso, ma non esclusivamente – giovani, che possono anche avere contratti per 50 centesimi al pezzo. O giornalisti in gamba come la giovane Ester Castano, che con i suoi articoli ha portato alla luce le infiltrazioni della mafia al nord del paese e che per arrivare a fine mese deve lavorare part time in un fast food.
“Questa professione non sta cambiando – ha concluso Iacopino – è già cambiata. I nuovi media hanno imposto un linguaggio nuovo e un nuovo modo di fare la professione, come già avevano fatto nel passato radio e tv nei confronti dei giornali ‘di carta’. La precarietà, poi, è un moltiplicatore del condizionamento della libertà. Sono preoccupato, ma ho anche speranza per il futuro”.

Il Festival prosegue ad Osimo questa sera per parlare dei fronti di guerra in Medio Oriente  alle 21:15 al chiostro di San Francesco.

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