Occupazione nazi-fascista, il 20 luglio si celebrano i 75 anni dalla liberazione di Jesi

L’appuntamento è per domani sera (sabato 20), alle ore 21.00 con la partecipazione del sindaco Massimo Bacci e l’intervento di Aurelio Barchiesi

Il 20 luglio di 75 anni fa Jesi veniva liberata dall'occupazione nazi-fascista. Una data storica per la nostra città che anche quest’anno sarà ricordata con una cerimonia al monumento ai Bersaglieri dei giardini Orti Pace di Via Setificio.

La scelta della sede non è casuale: il corpo dei Bersaglieri ebbe infatti un ruolo fondamentale nella battaglia di Montegranale tra gli uomini dell’avanguardia alleata e quelli della retroguardia tedesca e la collina di Montegranale era il varco verso Jesi che infatti il giorno successivo venne liberata dagli alpini. L’appuntamento è per domani sera (sabato 20), alle ore 21.00 con la partecipazione del sindaco Massimo Bacci e l’intervento di Aurelio Barchiesi, classe 1930, che ricorderà quel giorno e, più in generale, gli anni bui della guerra e le speranze dopo la liberazione. Con loro anche il consigliere straniero aggiunto, Islam Kazi Fokhrul, per una condivisione del ricordo insieme alla popolazione straniera residente nel quartiere. Quello che accadde il 20 luglio 1944 lo ricordò molto bene lo storico locale Giuseppe Luconi nel suo libro “L’anno più lungo”.

“La notte fra il 19 e il 20 luglio 1944 è veramente la più lunga e la più sofferta, perché la popolazione rimasta in città si rende conto che ci si trova ormai all'ultimo atto, quello decisivo. Si cerca disperatamente una risposta all’interrogativo che, nei rifugi, negli scantinati, dove si veglia, si legge negli occhi di tutti: cosa faranno i tedeschi? Resisteranno sull’Esino, difenderanno Jesi o lasceranno la città senza combattere, evitandole nuovi e più grossi sacrifici? Data la posizione di Jesi, i più propendono per un disimpegno da parte tedesca, e la cosa appare certa quando agli scoppi provocati dai tiri delle opposte artiglierie si frammischiano le esplosione dei guastatori nazisti, che fanno saltare il ponte San Carlo, il ponte Pio, i ponticelli di via Marconi, via Colocci e via XXIV Maggio, e il ponte sulla Granita, in via Garibaldi, con il chiaro scopo di ritardare l’avanzata degli alleati e favorire lo sganciamento delle truppe tedesche…

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All’alba il generale Utili si trova sul crinale fra il Musone e l’Esino per vedere da dove tirano gli “88” tedeschi. Poi l’ordine: Avanti gli alpini. Sono le 6 del mattino. La 3ª compagnia del battaglione alpini “Piemonte”, comandata dal capitano Barbieri, attraversa per prima il fiume ed entra a Jesi. I pochi abitanti che sono rimasti a Jesi - riferisce Il Piave, settimanale dei soldati italiani dell’Ottava Armata - rimangono dapprima stupiti di trovarsi di fronte ai nostri gagliardi fanti della montagna. Essi non immaginavano che la conquista della città potesse essere così repentina, non solo, ma che fossero proprio reparti italiani a liberarla. Però, dopo il primo attimo di sbalordimento, la loro gioia si manifesta in pieno ed i nostri soldati vengono letteralmente portati in trionfo mentre dalle finestre cominciano a sventolare i primi tricolori”.

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