Giovedì, 23 Settembre 2021
Cronaca

Ferragosto, carcere aperto alle famiglie con i cocomeri coltivati dai detenuti

Una cocomerata per svagarsi in vista della festa con i prodotti dell'orto sociale diretto da Coldiretti Ancona: «Utile per i valori ma come lavoro per quando usciranno»

Un pomeriggio da passare con i propri famigliari. Tra un pezzo di pizza e una fetta di anguria. Tutta autoproduzione che contribuisce e non poco a dare una bella dose di autostima in una situazione non facile. Il Ferragosto al carcere di Barcaglione si festeggia con un giorno di anticipo con le famiglie che possono incontrare i propri cari reclusi. Un pomeriggio di spensieratezza tra buon cibo, balli, musica e karaoke. Così oggi pomeriggio (14 agosto) e a rendere ancor più speciale la giornata ecco i dolci cocomeri che nascono proprio nell'orto sociale del carcere, un progetto nato nel 2014 e seguito quotidianamente da Coldiretti Ancona. L'idea è venuta anni fa al direttore della struttura di detenzione Maurizio Pennelli. Grazie al lavoro congiunto del Dap e della Regione Marche e alla collaborazione con Coldiretti è nata questa realtà che oggi conta 60 detenuti volontari sui circa 90 presenti a Barcaglione. «Il progetto - spiega Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Ancona - è nato con l'obiettivo di permettere a queste persone di ritrovare fiducia e motivazioni. Il contatto con la natura può trasmettere un nuovo senso di comunità, di collaborazione e condivisione e vivere un'esperienza formativa. Si tratta di un'attività che permette anche di imparare un mestiere che potrebbe far intraprendere loro un discorso di inclusione sociale una volta espiata le pena».

A seguire quotidianamente i reclusi c'è Antonio Carletti, presidente di Federpensionati Coldiretti Ancona. Un bell'orto con zucchine, cetrioli, melanzane, cocomeri, meloni, pomodori ma anche una serra: in tutto si producono 30 quintali di ortaggi ogni anno che poi vengono consumati dagli stessi detenuti . «Abbiamo una produzione di prodotti orticoli molto limitata – spiega Carletti - ma cerchiamo di spaziare su più prodotti. Devo ringraziare tutti i detenuti che partecipano a questo progetto, la struttura che è stata ideatrice di questo progetto. Per me è stato un progetto di vita: cercare di tramandare il messaggio dell'agricoltura a questi giorni che oggi si rendono conto del suo valore. Molti mi chiedono di insegnar bene loro tutto perché vorrebbero coltivare ortaggi per essere di supporto alla loro famiglia».

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