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Sabato, 22 Giugno 2024
Cronaca Sirolo

Omicidio di Sirolo: «In tre mi venivano addosso, ho preso il fucile per difendermi. Non mi sono accorto di aver ucciso»

Disposta l'autopsia sul corpo della vittima, Klajdi Bitri, il 23enne albanese freddato con un colpo di fiocina. Mercoledì l'interrogatorio davanti al gip. L'indiziato del delitto è in carcere, sotto choc e si dispera. Il suo avvocato: «Non è mai stato in fuga»

ANCONA – E' sotto choc, in cella a Montacuto, sconvolto e ancora stenta a credere che la fiocina del fucile che ha impugnato ha ucciso un 23enne albanese che aveva tutta la vita davanti. Non si dà pace Melloul Fatah, 27 anni, algerino, il presunto killer di via Cilea. Non si sarebbe reso conto di aver ucciso e nemmeno che la fiocina del fucile da pesca subacquea aveva trafitto Klajdi Bitri, lavoratore dei cantieri navali, al porto di Ancona, dove viveva al Piano, con il fratello di 18 anni che ha assistito alla sua morte in diretta, avvenuta ieri pomeriggio, a Sirolo, dopo un diverbio stradale. Il 27enne ha fatto scena muta davanti al pm Marco Pucilli che nella notte lo ha interrogato in caserma, ad Osimo, alla presenza del suo avvocato Davide Mengarelli. Il legale lo ha raggiunto attorno alla mezzanotte ma il colloquio è stato molto breve. L'algerino sarebbe certo di non aver sparato nessuna fiocina con il fucile preso dall'auto che guidava, una Opel Astra nera intestata al padre della sua fidanzata. Entrambi convivevano a Jesi. Lei è una studentessa universitaria. Lui operaio in una ditta di antincendio.

Il fucile «l'ho preso per difendermi, erano in tre mi venivano addosso» avrebbe detto, perché dopo il diverbio in strada, con l'auto che precedeva la sua, una Up bianca, guidata da una donna che aveva a bordo marito e figli, sarebbero scesi in tre da una Mercedes con targa belga, la vettura che lo seguiva. Erano il 23enne morto, suo fratello e il conducente loro amico. Il terzetto lo avrebbe aggredito con calci e pugni tanto da riportare varie ecchimosi a schiena e testa. Nella colluttazione il ferimento mortale sarebbe stato del tutto accidentale. L'algerino è infatti poi risalito in auto ed è andato a pesca a Falconara, con lo stesso fucile e fiocina, che non sarebbero stati sporchi nemmeno di sangue, dove poi è stato trovato e fermato dai carabinieri. Anche la fidanzata, che era con lui, non si sarebbe accorta del ferimento mortale. Per ora non è nemmeno indagata. Per domani è stata fissata l'autopsia sul corpo del 23enne albanese. Mercoledì ci sarà l'interrogatorio di garanzia davanti al gip per l'indiziato del delitto accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Prevista anche una perizia, come atto irripetibile, sulla fiocina sequestrata. Si cercano macchie di sangue delle vittima la cui salma è stata trasportata all'obitorio dell'ospedale di Torrette. Sotto sequestro anche l'auto che l'algerino guidava e i vestiti indossati ieri. «Il mio assistito è molto provato dalla vicenda - si limita a dire il suo legale, l'avvocato Mengarelli - non si dà pace, non pensava di aver ucciso qualcuno e non è stato mai in fuga». Sul caso indagano i carabinieri della Compagnia di Osimo, guidati dal comandante Luigi Ciccarelli, il Norm e il Nucleo Investigativo. Per partecipare alle ricerche della Opel, c'era infatti il rischio che potesse lasciare anche l'Italia, ieri molti carabinieri sono rientrati dalle ferie per aiutare i colleghi nei sopralluoghi. Prima di cena la svolta. Una pattuglia, dopo aver avuto indicazioni che l'algerino e la fidanzata erano andati al mare a Falconara, ha intercettato la vettura parcheggiata e ha atteso che i due tornassero all'auto. 

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