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Cronaca

Tragedia in azienda: operaio di 28 anni muore schiacciato da una pressa

È successo a Fano. Sul posto carabinieri e vigili del fuoco che stanno cercando di comprendere l'accaduto

Un operaio di 28 anni, fanese, è morto schiacciato da una pressa in uno stabilimento produttivo a Fano. É accaduto stamattina, in un sito industriale nella zona di via Papiria. Sul posto la polizia e i vigili del fuoco che stanno cercando di capire la dinamica dell'incidente. Una tragedia che riporta sotto i riflettori il problema delle morti bianche: Secondo stime Inail sono in media tre al giorno le vittime sul lavoro in Italia. A dircelo è l'Inail che da gennaio a novembre 2022 ha ricevuto più di 652.000 denunce di infortunio, quasi il 30% in più rispetto all'anno precedente. 

FIM FIOM UILM Pesaro Urbino

"Questa mattina un lavoratore dipendente delle Polver srl ha perso la vita. Al di là dei dettagli sulla quale le autorità competenti faranno luce e le opportune verifiche, le scriventi OO.SS. devono ancora una volta prendere atto di un fatto tragico accaduto oggi ad un lavoratore metalmeccanico della nostra provincia. E' inaccettabile che ancora ad oggi nel 2023 un lavoratore è partito da casa per andare a lavoro e non ne ha fatto ritorno. Da troppo tempo le OO.SS. denunciano le vera e propria emergenza della sicurezza nei luoghi di lavoro. A livello nazionale solamente nel 2022 si sono registrati oltre 1000 morti sul lavoro, un dato che rispetto al 2021 è in aumento del 21%; sconvolgente che ancora ad oggi il sistema non riesce ad affrontare il tema della sicurezza in maniera seria, in particolare nella nostra provincia si continua a vedere la tematica della sicurezza come qualcosa di “astratto” che dovrebbe essere alla base di ogni singola attività lavorativa. Sempre più spesso ci scontriamo con aziende che derubricano la sicurezza sul lavoro a semplice costo, procrastinando gli interventi di messa in sicurezza e la formazione, alimentando con il sangue i loro profitti. Le organizzazioni sindacali chiedono fin da subito alle Associazioni Datoriali e alle istituzioni una cabina di regia per fare della materia della sicurezza un fatto culturale e non un mero obbligo di legge. Non possiamo più definire civile una società che accetta di dover registrare i “morti sul lavoro” e che di fronte a tali tragedie non si può provare solamente uno sdegno di “facciata” che dura per il solo tempo di una notizia. Prima di legiferare sulla sicurezza consigliamo al ministro del lavoro di ascoltare le parti sociali al fine di potenziare l’attività di controllo che è già molto debole per vari motivi".

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