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Venerdì, 14 Giugno 2024
Cronaca

Fallimenti pilotati in tutta Italia per riciclare denaro, 32 arresti e perquisizioni: coinvolta anche Ancona

Fallimenti pilotati e riciclaggio di denaro illecito, sequestrati beni per 32milioni di euro ed eseguite 25 misure cautelari da parte della Guardia di Finanza di Bologna. Perquisizioni anche ad Ancona

ANCONA - Fallimenti pilotati e riciclaggio di denaro illecito, sequestrati beni per 32milioni di euro ed eseguite 25 misure cautelari da parte della Guardia di Finanza di Bologna. Perquisizioni anche ad Ancona. 

Arresti e denunce

Trentadue le persone denunciate, tra cui 15 arrestate in diverse regioni d’Italia. Secondo quanto ricostruito, il sodalizio definito ““banda del buco” era composta da bancarottieri seriali” ed era alla continua acquisizione di società in crisi, ma dotate di apprezzabili asset da depredare e condurre al fallimento. Tutto con il tramite di compiacenti cittadini cinesi. 
Le indagini hanno consentito di appurare che l’organizzazione era subentrata nel 2020 alla guida di un gruppo societario dell’hinterland bolognese specializzato in dermo-cosmesi e della G.D.O. (con ben 32 supermercati dislocati tra Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Lombardia e Friuli Venezia Giulia). Organizzazione che avrebbe effettuato vere e proprie operazioni di “sciacallaggio” cagionando il dissesto nei diversi casi. 

Modus operandi

Tra le principali operazioni contestate, figurano la distrazione di 25 punti vendita, trasferiti a new-co riconducibili all’associazione pregiudicando la riscossione da parte dell’Erario per 3,3 milioni di euro di tributi. La conduzione illecita della catena di supermercati avrebbe permesso agli indagati di lucrare sulla gestione del personale, assunto e somministrato attraverso società di “comodo” che hanno compensato i relativi contributi  previdenziali e assistenziali, ma anche sulle ritenute del lavoro dipendente con crediti d’imposta fittizi per oltre 2 milioni di euro. I proventi sarebbero poi stati re-investiti in nuove iniziative imprenditoriali o trasferiti, per la loro successiva “ripulitura”, a società italiane ed estere compiacenti sulla base di fatture false emesse ad hoc per giustificare i flussi finanziari.  Tra queste spiccano tre “cartiere”, formalmente ubicate a Milano, amministrate da soggetti di etnia cinese irreperibili e che, in meno di un anno, hanno emesso fatture false nei confronti di centinaia di imprese italiane realmente esistenti per 7 milioni di euro, nonché ricevuto bonifici sui propri conti aziendali per 11 milioni di euro. 

Dagli accertamenti è emerso che cinesi in questione erano inseriti in un sistema di trasferimento dei fondi illeciti, derivanti da reati fallimentari e fiscali, attraverso canali estranei ai tradizionali circuiti finanziari, così da aggirare anche i presìdi anti-riciclaggio: consisteva in meccanismi “triangolari” di compensazione informale del denaro movimentato. In sostanza le risorse finanziarie, riconducibili a operazioni commerciali fittizie, una volta accreditate venivano immediatamente trasferite in Cina, con contestuale ritorno agli imprenditori italiani del contante di dubbia provenienza per un importo equivalente, al fine di monetizzare l’evasione fiscale. Trait d’union tra i membri della consorteria e i citati soggetti asiatici, sono risultati essere due coniugi (l’una cinese, l’altro italiano) residenti nell’aretino e implicati anche in un florido “giro” di prostituzione di giovani connazionali della donna. 
 

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