Falconara, sit-in dei lavoratori e la protesta al Bignamini si infiamma

I lavoratori dell'Istituto falconarese in agitazione contro la disdetta del contratto nazionale di lavoro. Si teme inoltre per il conteggio degli straordinari. Beltrani, Cgil: "Non escludiamo lo sciopero"

Il sit in davanti al Bignamini di Falconara

«Noi ore e ferie regalate, voi il contratto ci levate». Un grande striscione legato alla statua di Don Gnocchi che sorge all'ingresso dell'istituto Bignamini per protestare contro la decisione della onlus di disdire il contratto nazionale di lavoro. Sotto un presidio di lavoratori mobilitati da Cgil, Cisl e Uil. 150 lavoratori coinvolti nelle Marche ma il grosso, circa 80, è qui a Falconara. Gli altri sono sparsi negli ambulatori del territorio. Qui nella provincia di Ancona ci sono i tre del capoluogo, Senigallia, Osimo e Camerano. La decisione della proprietà di disdire il contratto nazionale un anno prima del previsto non va giù. L'accordo con i lavoratori, stipulato nel 2013, prevedeva il mantenimento del contratto in cambio di 80 ore di lavoro in più e due giorni di ferie in meno l'anno. Sarebbe dovuto scadere nel 2016. «Si faccia intanto chiarezza – denuncia Alberto Beltrani, Fp Cgil – sul perché la Don Gnocchi, che è una onlus, è in crisi. Hanno fatto investimenti sbagliati? E se sì, dove? Le strutture delle Marche sono sane».

Due i timori. Il primo è che la Fondazione voglia uniformare il suo contratto a quello adottato dall'Aris, l'Associazione Religiosa Istituti Socio Sanitari (cui aderisce l'Istituto Santo Stefano): 38 ore anziché 36 la settimana e stipendi inferiori di 300 euro per i nuovi assunti. L'altro dubbio, invece riguarda l'immediato. Rotti gli accordi, i lavoratori hanno deciso che le 80 ore "regalate" andranno conteggiate come straordinario. La cosa non è scontata e per questo i sindacati hanno chiesto a tutti la massima attenzione nel controllare le buste paga. «Se non saranno conteggiati, la strada è quella del contenzioso» annuncia Beltrani. Le sigle sindacali attendono un tavolo nazionale e sono pronte anche a indire lo sciopero. Che non coinvolgerà i servizi essenziali ma avràr ripercussioni sulle visite programmate.

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