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Il Settebello saluta Falconara: a Voghera per essere rimesso al lavoro

Uno dei pezzi pregiati del costituendo Museo del Trasporto Ferroviario è stato ripreso da Fondazione Fs. Sarà restaurato e rimesso in servizio per servizi turistici extralusso

Il costituendo Museo del Trasporto Ferroviario di Falconara perde uno dei suoi pezzi pregiati. Si tratta del Settebello, il treno turistico degli anni '50 che 9 anni fa era stato accantonato allo scalo merci di Villanova. Il collezionista Giorgio Moreschi contava, non appena si fosse trovato un luogo per realizzare un sito museale, di recuperarlo e metterlo in mostra. Il pensionamento del convoglio, invece, è lontano. Già perché il Settebello è stato prelevato nei giorni scorsi dalla Fondazione Fs. Portato a Voghera, sarà bonificato e recuperato come treno turistico di alto livello. Costo dell'operazione, 8 milioni di euro provenienti da fondi europei. Il recupero prevede anche il ripristino degli arredi originari malamente sostituiti nei primi anni '90. Nato come elettrotreno rapido 300 o ETR.300, il Settebello venne costruito in tre esemplari dalla Breda. Quello fermo a Falconara è l'ultimo esemplare rimasto. La progettazione venne affidata a Gio Ponti e a Giulio Minoletti. In breve divenne uno dei simboli della ricostruzione, del boom economico e del genio italiano in fatto di design. 

Il convoglio, agganciato a un locomotore, è partito da Falconara la sera del 16 agosto ed è arrivato a Voghera alle 2.30 del mattino successivo. Se da una parte c'è da rallegrarsi per il recupero e le potenzialità – soprattutto turistiche – di un treno extralusso che potrebbe attirare quel segmento luxory straniero particolarmente attirato dalle cose del Belpaese, dall'altra, a Falconara, si mastica amaro. Anche perché di musealizzare i "pezzi" conservati da Moreschi se ne parla da oltre un decennio senza che si sia fatto un passo in avanti. Il luogo prescelto è l'ex Squadra Rialzo che il Comune, ai tempi del sindaco Giancarlo Carletti, era intenzionato ad acquistare. A fine 2006 il sindaco Recanatini, in piena bufera contabile e in aperta critica rispetto agli indirizzi politici del predecessore Carletti, scartò l'idea. L'immobile divenne così di proprietà dell'Api (che sborsò circa 825mila euro a Rfi) ma è rimasto da allora inutilizzato se non in occasione degli eventi Fai. All'arrivo di Brandoni l'ipotesi museo tornò in auge. Da tempo si parla di una Fondazione tra Raffineria Api, Comune, Dopolavoro Ferroriario e associazione Amici della Trazione a Vapore (Moreschi). Tuttavia ancora non se ne è fatto nulla.

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