«Un'automobile? No, papà: per la promozione regalami una locomotiva»

Dal '76 un collezionista ha messo insieme oltre 20 mezzi. Con il sogno di aprire il Museo del Trasporto all'ex Squadra Rialzo di Falconara. Ecco la storia di Giorgio Moreschi

La locomotiva in passato situata al parco Kennedy

C'è la locomotiva del 1906 che fino a agli anni '90 era esposta al parco Kennedy. Malridotta ma ancora imponente. Poi, il mitico Settebello, unico superstite dei tre treni a lunga percorrenza (Milano-Bologna-Firenze-Roma) per servizi turistici. Tutti, insieme ad altri storici esemplari, fermi tra i binari morti dello scalo merci a monte del quartiere di Villanova. Abbandonati? No. Sono di proprietà di un insolito collezionista di nome Giorgio Moreschi, appassionato fin dall'adolescenza di materiale ferroviario e ora promotore di quello che è il suo grande sogno: allestire il Museo del Trasporto a Falconara. «Una passione che ho avuto da sempre – racconta Moreschi – Quando presi la maturità classica mio padre mi chiese se per regalo volessi un'automobile. Gli chiesi una locomotiva. Trovammo una Maffei del 1909. Era in uso negli zuccherifici di Parma, Rovigo e Crevalcore. Dismessa da anni, mio padre la pagò a peso: 750mila lire per 14 tonnellate. Era il 1976, il primo pezzo della collezione».

Un assortimento che è andato ampliandosi. Oltre ai sopraccitati esemplari, troviamo anche un manovratore Deutz del 1956, carrelli da lavoro, addirittura un'imbarcazione utilizzata dai ferrovieri per trasportare il carbone da e per il porto di Ancona. E per il trasporto dei vagoni? C'è anche un Fiat 693 n1 del 1969 con agganciato un coccodrillo, carrello a 32 ruote per il trasporto stradale del 1976. Per non parlare di un locomotore - unico nel suo genere perché ricavato utilizzando il telaio di un tram inglese e le ruote di un precedente mezzo - in servizio allo zuccherificio Sadam di Jesi. In tutto una ventina di esemplari per ora stipati tra  magazzini privati, scali ferroviari e anche all'interno dell'ex Squadra Rialzo (come la 835.166, l’ultima locomotiva di manovra delle Ferrovie dello Stato o l’ultima vettura postale). In cattive condizioni, purtroppo. Con le portiere saldate per prevenire invasioni abusive. Ricoperte di graffiti. Anche se Moreschi non si dà per vinto. «Se riuscissimo ad arrivare alla costituzione del Museo potrei restaurare i mezzi e farne arrivare altri. Restaurare ora, senza un luogo a protezione, sarebbe come buttare via i soldi. Il mio modello? Il Museo di Pietrarsa, a Napoli, sul primo storico tratto ferroviario italiano, la Napoli-Portici».

Le potenzialità? I numeri della Giornata Fai 2014, con circa 2.500 visitatori all'ex Squadra Rialzo di Villanova («una realtà tra le poche in Italia così integre» sottolinea Moreschi), bissata con il Fai Marathon 2015 (altri 5/600 persone) fanno ben sperare. «Il Comune – spiega l'assessore Clemente Rossi – sta lavorando da tempo a una Fondazione a quattro con la Raffineria Api, il Dopolavoro Ferroviario e l'associazione di Moreschi, gli Amici della Trazione a Vapore. In più c'è una disponibilità generale della Sovrintendenza a supervisionare il progetto di recupero dell'edificio». Proprio la Raffineria è proprietaria dell'ex Squadra Rialzo. Lo stabile risale al 1902 ed è stato operativo fino al 2000. Il Comune avrebbe dovuto acquistarlo da Rfi ma a fine 2006 il sindaco Recanatini, in piena bufera contabile e in aperta critica rispetto agli indirizzi politici del predecessore Carletti, scartò l'idea dell'acquisizione. L'immobile divenne così di proprietà dell'Api (che sborsò circa 825mila euro a Rfi) ma è rimasto da allora inutilizzato se non in occasione degli eventi Fai.

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