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Sorveglianza su malattie e decessi a Falconara, i Comitati: «Sospendere ampliamenti industriali»

Dopo la pubblicazione dello studio Arpam che ha rilevato un tasso di ricoveri e morti superiori alla media regionale gli ambientalisti chiedono di congelare la situazione

La Sorveglianza epidemiologica sulla popolazione è un bene ma i tempi sono troppo lunghi e quindi la politica deve congelare allo stato attuale le attività industriali impedendo ampliamenti agli impianti produttivi. È il pensiero degli ambientalisti falconaresi alla luce del maggior tasso di ricoveri e decessi riscontrati a Falconara rispetto alla media regionale dallo studio condotto dall’Arpam. Comitati Cittadini, Ondaverde, Mal’Aria e tante altre associazioni che in questi anni hanno pungolato le Istituzioni sulla situazione sanitaria e ambientale e cioè, dicono «ciò che avrebbe dovuto fare l’amministrazione comunale e che non ha fatto. Li abbiamo scavalcati istituzionalmente». Anche la Regione finisce nel mirino. «Da quando abbiamo appreso che il ministro Lorenzin non aveva mai ricevuto lo studio epidemiologico commissionato dalla Regione – spiega Loris Calcina – non ci fidiamo più di nessuno. Ci siamo inseriti e ora i documenti li mandiamo direttamente noi al Ministero».

Secondo i Comitati la richiesta di Arpam di istruire la nuova fotografia sanitaria all’interno dell’iter per il rinnovo dell’Aia della Raffineria Api parte proprio da queste sollecitazioni. «L’Amministrazione comunale di Falconara Marittima avrebbe dovuto solo usare la propria autorevolezza per richiedere l’aggiornamento della Nota Epidemiologica ad Arpam e Ars e invece si è scelto un altro percorso proponendo agli altri 8 Comuni dell’Aerca il Piano di Sorveglianza che, sappiamo già, produrrà i primi risultati tra circa 30 mesi. E comunque una cosa non escludeva l’altra». Il Piano di Sorveglianza comunque serve. Anche perché l’indagine Arpam fotografa la situazione attuale ma non stabilisce le cause, limitandosi alle ipotesi. Ovviamente la vulgata popolare si scaglia contro la Raffineria Api ma il documento elaborato dagli scienziati non esclude altri fattori: altre realtà industriali (si menziona anche l’attività cantieristica di Ancona, ad esempio), il traffico veicolare, gli stili di vita. «Non si può più aspettare – conclude Calcina – dopo anni di ritardi e tentennamenti è tempo di mettere paletti. Fermiamoci qui. Stop agli ampliamenti e poi, una volta individuate le cause, inizierà la battaglia per far dotare le industrie delle migliori tecnologie per abbattere gli inquinanti».
 

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