Aria irrespirabile, Brandoni "portavoce" dei Comitati al tavolo dell'autorizzazione all'Api

No della giunta per il rinnovo dell'Aia al sito industriale sotto accusa dopo la settimana di esalazioni. Urla e claque, la commissione Ambiente si trasforma in corrida

Il sindaco Brandoni andrà al Ministero dell'Ambiente con un no al rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale per la Raffineria Api e con le proposte dei Comitati. Scenario impensabile fino a poco tempo visto che il sindaco non ha mai riconosciuto gli attivisti di Ondaverde e Mal'Aria come interlocutori ufficiali ma reso ora possibile da una settimana di esalazioni che, dal petrolchimico falconarese, hanno invaso la città, portato centinaia di cittadini dai carabinieri per denunciare, fatto aprire dalla Procura un fascicolo e indotto gli operai a dichiarare sciopero. Una successione di fatti culminata con la rovente Commissione consiliare Ambiente di ieri, mercoledì 18 aprile, mutata fin da subito in assemblea di cittadini esasperati e (parecchie) claques di partito pronte a sottolineare con urla di disapprovazione o applausi scroscianti (a seconda della vicinanza con l'oratore) i vari interventi che si sono succeduti. Non sono mancati momenti di tensione tra il pubblico, fortunatamente rimasti a livello verbale.

Rodeo in commissione

«Chiudiamo la porta che entra la puzza?». Il buongiorno si vede dal mattino e l’esordio del pubblico non lascia presagire nulla di buono per il sindaco Brandoni e le autorità presenti. Cittadini inferociti. Il sindaco, che apre la seduta ripercorrendo attraverso i comunicati ufficiali i giorni di passione (non ancora completamente finiti anche se il peggio, dice il naso, è alle spalle) viene interrotto più volte. Fischi, urla. Chi invoca le dimissioni, chi applaude con sarcasmo. Roberto Cenci, attivista di Ondaverde, prova a riportare la calma. Si fa dare il microfono dal sindaco. Parla al pubblico assiepato, oltre 300 persone, parecchie in piedi, alla sala del consiglio comunale. A stento ma ci riesce.

Brandoni: «Ho fatto quel che dovevo»

Quel che è chiaro a tutti, tecnici di Arpam, Asur e Protezione Civile, è che in Raffineria chi doveva stabilire l'entità dell'incidente dell'11 aprile al serbatoio TK61 lo ha sottovalutato. Fanno fatica a parlare i tecnici. Le urla del pubblico hanno il tono esasperato di chi per giorni ha avuto a che fare con odori intensi di gas che hanno invaso strade e abitazioni. «Ho preso la decisione di non fermare Api perché una sospensione avrebbe mantenuto le esalazioni. Invece si doveva intervenire subito e in fretta sull'origine». Il sindaco ha spiegato così il suo operato. Ripercorrendo i giorni di passione a partire dall'11 aprile, il mercoledì. L'incidente, la sua sottovalutazione, l'informazione al Comune arrivata il giorno successivo alle prime segnalazioni. L'arrivo dei vigili del fuoco, carabinieri, polizia municipale e Arpam in Raffineria. E i contatti quotidiani con gli enti preposti sfociati nel tavolo permanente dal 15 in poi. «Cosa potevo o dovevo comunicare alla cittadinanza? - dice il sindaco – con la neve l'emergenza era una mia responsabilità e quelle decisioni sono state prese immediatamente solo dal sottoscritto. In casi come questo è ncessario rivolgersi agli enti. Quando abbiamo avuto un quadro della situazione sono iniziati i contatti con la Protezione Civile. Secondo la mia coscienza più di così non potevo fare».

Evacuazione come a Fano?

È stata una delle ipotesi messe sul piatto del tavolo tecnico di domenica sera. Come avvenuto a Fano per la bomba della II Guerra Mondiale, quando 25mila persone sono state fatte uscire dalle loro case e ospitate in palestre, palazzetti e altre strutture d'emergenza per la notte in attesa che gli artificieri portassero l'ordigno in alto mare per farlo brillare. «A Fano un articiere ci ha detto che la bomba poteva esplodere e così ci siamo mossi di conseguenza – ha spiegato David Piccinini, capo della Protezione Civile regionale - se qui a Falconara avessimo avuto un approccio burocratico e avessimo seguito le norme non avremmo nemmeno aperto i tavoli. Qui non c'era una bomba, ma un serbatoio. Con approccio razionale, non di pancia, appena aperto il primo tavolo è stata la prima domanda che abbiamo fatto ai vigili del fuoco». Si è deciso per il no. Tutti a casa, tutto aperto. «Una decisione rispetto alla quale evidentemente dovremo rispondere a tutti i soggetti che verranno a chiederne conto» ha concluso Piccinini. 

Cosa hanno respirato i falconaresi

Secondo la relazione dei vigili del fuoco intervenuti in Raffineria, all'interno del TK61 c'era petrolio grezzo ma non c'è nessuna ipotesi sulla sua quantità. Il serbatoio doveva andare in manutenzione dal febbraio dello scorso anno ma, stando a quanto raccontato dai lavoratori, veniva comunque utilizzato per materiale di scarto. Gli operai avevano segnalato più volte che si sarebbe dovuto svuotare completamente per avviare i lavori ma questi erano stati sempre rinviati con parole tese a tranquillizzare. Mercoledì 11, nel corso di una prova antincendio, sarebbe stato utilizzato proprio il TK61. Il tappo galleggiante del serbatoio, uno dei più grandi della Raffineria, si è inclinato facendo uscire il liquido contenuto al suo interno. Da parte sua Api ha sempre parlato di "attività di bonifica propedeutica alla manutezione". L'Ispra a inizio anno aveva effettuato un'ispezione e il TK61 era stato descritto come inutilizzato. Il che non viene confermato dai racconti degli operai. Le centraline per il rilevamento della qualità dell'aria hanno registrato dall'11 aprile in poi picchi di benzene a Villanova: 69,5 mg/mc alle 19 di giovedì 12, 79,2 mg/mc alle 10 di venerdì 13, 102,2 mg/mc a mezzogiorno di lunedì 16 e 73,8 mg/mc alle 14 di martedì 17, 45,3 mg/mc alle 18 di ieri. Tuttavia la legge non parla di picchi ma di media nel lungo periodo. A Villanova non ha funzionato il rilevatore degli idrocarburi non metanici. Nella vicina Fiumesino il picco è stato registrato giovedì 12 alle 17: 1.242 mg/mc. Male anche a Falconara Alta alle 16 di sabato 14: 1.231 mg/mc. Quest'ultimo inquinante è considerato pericoloso solo se associato ad alte concentrazioni di ozono. Che i falconaresi, stando ai dati, vivaddio, si sono risparmiati.

«Abbiamo monitorato in maniera sistematica la situazione con il 118 e con l'ospedale di Torrette – ha spiegato Giuliano Tagliavento, Asur - e non ci sono state segnalazioni da parte dei cittadini. Ne abbiamo contate un paio alla guardia medica locale ma più dettate dalla paura e dall’ansia. Il 16 si sono registrati alcuni casi irritativi transitori delle vie aeree e degli occhi, verosimilmente causate da altri idrocarburi perché il benzene non dà fenomeni di tipo irritativo molto violenti. Il sindaco? Ha fatto bene a non fermare la lavorazione perché occorreva eliminare la fonte il prima possibile». Sul punto, duro l'attacco di Mirco Fanelli, attivista del Comitato Mal'Aria. «Da scienziato - ha detto - so che il benzene è una sostanza cancerogena. Il punto di partenza non sono i tecnicismi delle medie orarie e nel dettaglio non sappiamo cosa è uscito da quel serbatoio. Cosa ci siamo respirati? Sulla base di non conoscenza si sono prese decisioni. Abbiamo avuto picchi sopra i 100 mg/mc. Le medie sono un compromesso. La verità è che siamo stati più a rischio in questa settimana e nessuno di voi (riferito ad Asur e Arpam, ndr) ci può garantire la salute. Per questo sono allarmato. Non sono state prese decisioni, ma siamo stati a guardare l’evolversi delle cose».

La denuncia di Brandoni e l'apertura ai Comitati

Non gliel'hanno fatta leggere. Il sindaco voleva illustare ai cittadini i contenuti della denuncia presentata ai carabinieri con la quale, a nome del Comune, ha chiesto alle autorità "punizioni ai sensi di legge contro i soggetti che saranno ritenuti responsabili per garantire l'integrità e la salvaguardia del territorio. Con riserva di costituzione in parte civile" ma gli è stato impedito di parlare. La folla voleva Cenci. E Cenci, in un regolamento di commissione ribaltato dagli eventi, è stato fatto parlare. «Noi Comitati – ha detto - vi abbiamo fatto sapere più volte qual è la situazione. Abbiamo parlato in diverse occasioni. Secondo noi c’è uno stallo istituzionale per il quale ognuno si trincera dietro le procedure. Il quadro presenta già dati per prevenzione, non serve attendere il morto o un'emergenza. L'Aia può diventare un'opportunità". Il documento dei Comitati propone che le Istituzioni chiedano un abbassamento delle emissioni «camino per camino» quale vincolo per l'ok all'Aia. Palla al balzo presa. Brandoni garantisce: «a Roma porterà le vostre proposte». Un colpo di scena inaspettato: il riconoscimento dei Comitati come interlocutori.  Nel piccolo falconarese, un momento storico. Sipario. Tutti a casa dopo quasi 5 ore di battaglia. E in attesa di nuovi sviluppi della vicenda.

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