La mostra mercato del fumetto, tocca ai cosplayers tenere in piedi la baracca

Trentacinque edizioni della Mostra Mercato e la stanchezza si fa sentire tutta. A portare un po' di colore ci hanno pensato le maschere domenicali

Due graziose cosplayers in gara

C'era una volta la Mostra Mercato del Fumetto di Falconara. C'è anche oggi ma la stanchezza, dopo trentacinque anni di edizioni, si fa sentire tutta. Presenze sparute in piazza Mazzini, ai concerti, tra gli stand. A salvare il salvabile, in termini di affluenza e di coinvolgimento, ci pensano i cosplayers. Un po' di colore nel grigio di un'edizione sotto tono. Gli stand sono aumentati rispetto al depresso 2015 ma la parte espositiva – quest'anno anche a causa dei lavori al Pergoli per la realizzazione del Caffè Letterario – è sempre più ristretta. Appena qualche manciata di tavole sulle quali gli autori hanno confessato ciò che ruota attorno al tema della manifestazione: “Fumettisti? Che manie! Scaramanzie, abitudini routine e ossessioni che affliggono i fumettisti moderni”. Davvero poco. Pur dando merito alla Scuola di Comics di Jesi di aver svecchiato un evento che, prima del 2012 con la precedente organizzazione, stava contorcendosi su se stesso per ripetitività, l'errore imperdonabile è quello di trascurare completamente (o quasi) la cultura, la storia degli eroi delle strisce. 

L'assenza di mostre ed eventi di qualità, di autori di calibro fa storcere il naso al pubblico più agée. La giornata del cosplay, organizzata anche nell'anno del grande rifiuto della Scuola di Comics, riesce invece a confermarsi un'iniziativa centrata, capace di attirare appassionati anche da fuori regione per impersonare anime, manga, comics, film, libri, giochi di ruolo eccetera. I quali poi si affrontano sul palco tra scenette, animazioni, canzoni. Coinvolgente. Magari incompresibile per gli anziani che prendono il fresco – quel poco che c'è – seduti sulle panchine di piazza Mazzini, ma colorato, sbarazzino e anche ammirevole. Per la cura maniacale con la quale i ragazzi allestiscono le proprie maschere e per l'entusiamo leggero che si portano appresso. Tra una rappresentazione, decine di selfie da condividere sui social e una mano ai giochi di ruolo. Delle tre giornate, l'unica che da qualche anno a questa parte riesce a riempire il centro cittadino. Che sia questa la strada da perseguire?

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