E' morto il falco a cui avevano sparato: «Basta far west, i cacciatori ci aiutino a denunciare»

Non è solo una questione di amore per la natura e gli animali perché per le cure degli animali feriti si spendono anche soldi pubblici della Provincia

Il falco ferito

Erano passati troppi giorni dopo i quali era ancora troppo debole. L’Enpa (Ente nazionale Protezione Animali) ha fatto di tutto per salvargli la vita ma alla fine, stamattina è morto il falco trovato diversi giorni fa nelle campagne di Montemarciano dopo che qualcuno, lo aveva impallinato, ferendolo all’ala. Sono state fatte tutte le cure possibili, ma alla fine si sono rivelate pressoché inutili. Per l’associazione animalista è l’ennesimo caso, l’ennesimo sguardo colmo di terrore di un animale indifeso che non ce la fa perché qualcuno ha pensato bene di sparare ad una specie protetta. Per questo Enpa Fabriano dice basta e, tramite la referente Laura Gozzi (al centro della foto in bassso) prende una posizione e si rivolge apertamente a chi pratica la caccia: «Mi rivolgo ai cacciatori, che odiano essere confusi con i bracconieri - ha detto la Gozzi - Basta col far west. Vorrei fossero loro i primi ad aiutarci a contrastare questi episodi di illegalità denunciando chi compie queste azioni. Se hanno la coscienza pulita lo dimostrino». 

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Ma la morte dell’ennesimo animale protetto nel periodo di caccia non è solo una questione di amore per la natura e gli animali perché per le cure degli animali feriti si spendono anche soldi pubblici della Provincia. Recuperi, cure, alimentazioni, per non parlare delle operazioni ortopediche e chirurgiche. Tutto ha un costo che pesa sulla collettività. Ogni animale ferito da un bracconiere è un costo. E in questo periodo è un continuo. L’ultimo meno di 3 settimane fa, quando l’Enpa aveva recuperato un falco pellegrino con un’ala rotta dopo essersi schiantato contro un albero, anche lui impallinato. Almeno lui sta bene, è in una voliera in attesa di recuperare il tono muscolare e forse un giorno tornerà a volare. 

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