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Giovedì, 7 Luglio 2022
Cronaca

Suicidio assistito, il marchigiano Fabio Ridolfi ha ricevuto il via libera

Dopo il video appello rivolto alle istituzioni il 46enne marchigiano, bloccato in un letto da 18 a causa di una patologia irreversibile, ha ottenuto il via libera per l'aiuto al suicidio. Si tratta del secondo italiano dopo Mario, 43enne rimasto tetraplegico dopo un incidente stradale

È arrivato il via libera al suicidio assistito per Fabio Ridolfi, il 46enne che da 18 anni vive immobilizzato nel suo letto a causa di una patologia irreversibile. Come annunciato dall'associazione Luca Coscioni, il marchigiano di 46 anni ha ottenuto l'ok per l'aiuto al suicidio: si tratta del secondo italiano, dopo Mario, a poter morire. La situazione si è sbloccata nella giornata di ieri: l'appello lanciato alle istituzioni (disponibile a fine articolo) ha fatto "saltare fuori il parere del comitato etico, che Regione Marche aveva tenuto bloccato per 40 giorni". Ma ancora non è finita perché il parere è incompleto: mancano le modalità con cui Fabio potrà ricorrere al suicidio assistito.

Via libera al suicidio assistito per Fabio Ridolfi

"Era stato emesso l'8 aprile 2022 - spiega l'associazione Coscioni - il necessario parere del Comitato etico dell'Azienda Sanitaria Unica Marche, Area Vasta 1 sulla sussistenza delle condizioni; condizioni già accertate nella relazione collegiale dell'equipe interdisciplinare. Ma, nonostante ripetuti solleciti, qualcuno in Asur Marche aveva "dimenticato", per 40 giorni, di comunicarlo a Fabio Ridolfi, 46enne di Fermignano da 18 anni immobilizzato a letto a causa della tetraparesi da rottura dell'arteria basilare da cui è affetto". Fabio era in attesa da due mesi del parere del Comitato etico, dopo essere stato sottoposto a tutte le visite mediche previste. Soltanto dopo l'appello pubblico lanciato ieri da Fabio il documento "è riapparso" ed è stato recapitato al paziente. Il documento stabilisce che Ridolfi rientra nei parametri stabiliti dalla Corte costituzionale nella sentenza Cappato-Dj Fabo per potere accedere all'aiuto medico alla morte volontaria.

 "L'appello di Fabio ha colto nel segno. È inaccettabile che lo Stato italiano, e nello specifico la Regione Marche, abbia tenuto nel cassetto per 40 giorni un documento di tale rilevanza ed urgenza", ha commentato Filomena Gallo, avvocato e Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, che però solleva un problema fondante: "Purtroppo, il parere positivo dato dal Comitato etico, che conferma in modo molto chiaro il diritto di Fabio ad essere aiutato a porre fine alle proprie sofferenze, è incompleto, perché nulla dice sulle modalità di attuazione e sul farmaco da usare affinché la volontà di Fabio possa finalmente essere rispettata. È ora doveroso che il Sistema sanitario delle Marche definisca le modalità del caso nella massima urgenza, senza che sia necessario nuovamente da parte di Fabio procedere per vie legali".

"Fabio ha ottenuto un primo risultato in questa vicenda kafkiana del documento insabbiato per 40 giorni", ha dichiarato Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, sottolineando: "E' da notare come il suo appello sia stato accolto dal silenzio assoluto da parte dei capipartito e dei 'protagonisti' del dibattito parlamentare, attualmente impantanato al Senato. Eppure, l'utilità di una legge sarebbe proprio quella di stabilire tempi certi per dare risposte ai malati. Purtroppo il testo approvato alla Camera non fornisce alcuna garanzia nemmeno da questo punto di vista, e sarebbe dunque da discutere urgentemente e da integrare".

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