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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca

Eutanasia, Mina Welby: «Mario ha il diritto di dire basta, Parlamento non traccheggi»

Così Mina Welby, moglie di Piergiorgio e co-presidente dell'associazione Luca Coscioni, a proposito di Mario, il paziente marchigiano tetraplegico primo in Italia ad aver ottenuto il via libera al suicidio medicalmente assistito

«Sono molto vicina, in queste ore, a Mario. Sicuramente adesso che sa che ha una possibilità di potersene andare, gli dispiacerà lasciare i suoi affetti, in particolar modo la mamma. Lui, però, riposerà in pace sapendo che tutti coloro che lo sostengono non vogliono che soffra più. I suoi cari sono disponibili a curarlo ancora chissà fino a quando, ma se una persona non riesce più ad accettare la propria intollerabile sofferenza, bisogna rispettare che quel che ha scelto di fare. Una scelta giusta che auspico sia possibile per tanti altri che lo chiederanno in futuro». Così Mina Welby, moglie di Piergiorgio e co-presidente dell'associazione Luca Coscioni, intervistata dall'Adnkronos, a proposito di Mario, il paziente marchigiano tetraplegico, immobilizzato da 10 anni, primo in Italia ad aver ottenuto il via libera al suicidio medicalmente assistito. Ora dovrà decidere il Tribunale di Ancona, "più che al Tribunale spetterebbe all'Ordine dei medici - obietta Welby - decidere la procedura su come intervenire nei casi di suicidio medicalmente assistito perché in Italia non è stato mai fatto, a meno che non c'è qualcuno che lo fa di nascosto. E sono convinta che ci sia. I medici italiani - esorta - si confrontino con i loro colleghi all'estero, dall'Olanda alla Spagna". Secondo il Vaticano la via da intraprendere è quella delle cure palliative. "Non sono la soluzione - spiega Mina Welby -, sicuramente Mario le riceve già ma non sono sufficienti a eliminare la sofferenza come patimento. Il malato ha anche il diritto di dire: adesso basta! L'articolo 2278 del Catechismo parla di interruzione di terapie, laddove dice che 'l'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente se ne ha competenza e capacità', e questo ha avuto Piergiorgio, ciononostante gli è stato detto 'tu hai voluto l'eutanasia' ma non era morte per eutanasia, voleva solo una legge dove potessero rientrare tutti i casi di gravissima sofferenza, una legge italiana sull'autodeterminazione del malato e della scelta sul fine-vita".

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