Armi e arredamento di lusso nella villa bunker, così la "famiglia" rivendica il suo potere

Una casa blindata da più di 10 telecamere e inferriate alte metri da dove sarebbe fuggito anche un terzo componente, considerato dagli investigatori la mente del gruppo e poi le armi sequestrate

Le armi sequestrate nella villa bunker

Non solo armi nella villa bunker, dove la sera del 3 ottobre scorso i carabinieri del Norm (Nucleo operativo radiomobile) di Ancona avevano arrestato i due romeni di 31 anni (oggi liberi). Infatti nella residenza degli indagati, accusati di tentata estorsione a danno di un’opposta fazione della famiglia, i militari hanno trovato un arredamento in avorio e oro, televisori maxi schermo in ogni stanza, tra cui un 60 pollici nel bagno e varie bottiglie di champagne e spumante. Una casa blindata da più di 10 telecamere e inferriate alte metri da dove sarebbe fuggito anche un terzo componente, considerato dagli investigatori la mente del gruppo. E poi l'arsenale sequestrato: un machete di 80 centimetri, una lama lunga 50 centimetri con relativo fodero in tessuto , una mannaia lunga 50 centimetri, una pistola scacciacani, un martello con manico in gomma  e un fucile ad aria compressa con tanto di proiettili artigianali a punta, potenzialmente letali. Ma soprattutto una mazza da baseball in legno. Quella che, secondo gli investigatori, i due 31enni avrebbero usato per il raid punitivo a danno dalla fazione familiare di romeni opposta, i cui componenti vivono tra il quartiere Brecce Bianche di Ancona e la città di Ravenna. 

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Lusso e armi per rimarcare la propria affermazione sociale e quel “potere” a cui anche Gip fa riferimento nella propria ordinanza di convalida di arresto quando parla di uno stesso nucleo familiare romeno composto da distinte e contrapposte fazioni, in lotta tra loro anche con metodi violenti. Una faida interna, forse per il controllo del mercato delle auto visto che entrambi i gruppi familiari sono impegnati nella compravendita di automobili usate nelle Marche e in Emilia Romagna. Una guerra in cui risulta poco chiara la distinzione tra vittime e aguzzini visto che, sempre il giudice, rimarca una certa incertezza sull’andamento dei fatti e sulle reali responsabilità dei fatti. Basti pensare che, dalle indagini difensive delle avvocatesse Laura Versace Annalisa Marinelli e Roberta Rossini è emerso un video antecedente ai presunti fatti di reato, in cui si vede come le vittime della ritorsione anconetana avressero dato il via a minacce ed azioni dimostrative, tra cui urinare sui muri delle abitazioni in Romania, di proprietà dei 31enni arrestati. Da qui la necessità di non confermare la richiesta di custodia cautelare in carcere come richiesto dal pm Daniele Paci e l’invito alla Procura ad andare oltre il raid punitivo per rispondere ad un interrogativo: è un episodio isolato o c’è di più dietro la spedizione punitiva per avere un pizzo di 5mila euro

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