«Dammi i soldi o ti faccio male». L'incubo dell'invalido ricattato dalla family del Piano

Stavano per fargli comprare un'auto, si è ritrovato bollette e un letto da pagare. Il racconto del pensionato:«Avevo paura, so di cosa sono capaci»

Un frame dell'operazione Piano San Lazzaro

Intimidazioni e ricatti. Così voleva dominare il Piano la family dello spaccio, sgominata dalla Squadra Mobile. Nel mirino finivano sempre le persone più deboli, indifese, in difficoltà. Come il pensionato, cardiopatico e invalido al 100%, che ha avuto la sfortuna di imbattersi con il capofamiglia rom. Sono stati per lui 5 mesi d’inferno, in cui tremava alla sola idea di uscire di casa e incrociare quell’uomo. «Ho paura di lui, so che è capace di tutto», ha confessato alla polizia il giorno in cui ha deciso di sporgere denuncia. Era andato in questura perché si è ritrovato all’improvviso delle bollette da pagare per un’utenza telefonica sconosciuta. Solo dopo ha scoperto la verità: la famiglia rom si era impossessata dei suoi dati personali e con quelli aveva attivato un nuovo contratto di telefonia fissa. Ovviamente a sua insaputa. Idem per un letto matrimoniale acquistato a suo nome in una promozione televisiva: un’altra operazione che certamente lui non aveva compiuto. Ma quella è stato soltanto la punta di un iceberg fatto di minacce e ricatti.

Tutto è cominciato quando la vittima ha conosciuto il boss del Piano in un bar della zona. «Si è mostrato subito come un amico, non sapevo nulla di lui, solo dopo ho capito che persona era - ha raccontato il pensionato -. Sono invalido e per paura che potesse accadermi qualcosa di fisico, ho assecondato le sue pretese». Che sono cominciate con la richiesta di acquisto di una Volkswagen Golf da 18mila euro. Insieme sono andati da un concessionario della Baraccola, dove la vittima, indifesa e impaurita, ha fornito tutti i suoi dati personali, incluso il cedolino della pensione di invalidità: 1500 al mese con cui mantiene se stesso e la compagna. L’uomo è stato convinto a firmare un precontratto, con la promessa che non sarebbe stato lui a pagare le rate, tra l’altro con un’agevolazione fiscale garantita dalla legge 104. «Ma il giorno dopo ho capito di aver fatto una sciocchezza e sono tornato dal concessionario per annullare tutto».

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L’interruzione della pratica è stata presa come un affronto dal boss rom che da quel momento avrebbe cominciato a ricattare la vittima: pretendeva 800 euro a titolo di risarcimento danni. La vittima gliene avrebbe consegnati 500 in più soluzioni. Ma poi la richiesta è salita a 1300 euro, comprensivi di interessi. Il pensionato sarebbe stato ripetutamente minacciato al telefono e di persona con queste parole: «So dove abiti, se non mi dai i soldi vengo sotto casa tua a cercati e ti faccio male». A quel punto, terrorizzato e in preda alla disperazione, il pensionato ha chiesto aiuto alla polizia. Fine di un incubo. 

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