Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

«Fai come ti diciamo o sei morto», tentata estorsione al direttore di banca: due arresti

Secondo l'avvocato Marianna Fioretti, che difende il 36enne arrestato più di una settimana fa, ci sono tantissime cose che non portano nella ricostruzione di questa vicenda. A partire dalla posizione della vittima

I due arrestati per tentata estorsione

Lo hanno avvicinato in una zona isolata di Falconara, lo hanno afferrato per la cravatta strattonandolo e gli hanno detto: «Noi abbiamo amici nella Camorra, non fare stupidaggini, ti sei sposato da poco, se vuoi continuare ad andare in giro tranquillo e mettere la cravatta devi fare come diciamo noi altrimenti sei morto». E’ cominciato così l’incubo del direttore di banca di una filiale di Falconara, finito nella rete di due presunti estorsori che lo volevano convincere a concedergli un finanziamento. E dopo il primo arresto di B.P., 36enne di origini campane ma residente a Chiaravalle, oggi è arrivato anche quello di colei che i Carabinieri della tenenza di Falconara reputano essere la sua complice: D.G.V. napoletana di 33 anni, anch'essa accusata di estorsione aggravata e continuata in concorso. 

Tutto ha avuto inizio quando la donna si è presentata all’istituto di credito chiedendo al direttore di attivare un prestito di diverse decine di migliaia di euro, presentando in garanzia una dichiarazione dei redditi relativa all’anno precedente. Dichiarazione che, da successivi accertamenti, sarebbe anche risultata essere falsa. Nonostante la documentazione a supporto, la pratica di finanziamento non ha avuto buon esito. A questo punto i due campani hanno cambiato atteggiamento verso il direttore, accusandolo della mancata erogazione del prestito che avrebbe comportato loro gravi danni economici. I due, millantando l’appartenenza a gruppi legati alla criminalità organizzata campana, hanno intimato al bancario di attivarsi per ottenere i soldi. Se fosse servito, anche tramite prestanomi. Altrimenti, sarebbero stati guai. Per lui e la sua famiglia. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il direttore sarebbe riuscito a temporeggiare, sperando forse che la coppia di sarebbe stancata di provarci. Poi quella sorta di agguato di sera, in una zona buia e nascosta di Falconara. E quelle parole, che hanno mandato la vittima nel panico. In seguito la donna avrebbe ulteriormente insistito, chiedendo di poter accedere ai terminali della banca da cui avrebbe prelevato dati relativi ai conti correnti per commettere ipotetiche frodi fiscali. Ancora minacce di morte. E ancora la nuova proposta dei due campani:  aiutarli in una rapina nella sua banca, agevolando l’azione del 36enne che materialmente si sarebbe presentato in filiale per commettere il reato, mentre lui, il direttore, gli avrebbe dato 5.000 euro dal proprio conto corrente. E più si alzava la posta in gioco, più il direttore vacillava. Alla fine, il 25 febbraio scorso il direttore ha consegnato circa 1.000 euro a B.P., consegna avvenuta vicino allo stadio di Falconara. Sentitosi in trappola, il bancario si è rivolto ai Carabinieri di Falconara, denunciando l’accaduto. Gli investigatori hanno organizzato il blitz. Fintisi clienti della banca, i militari, nella mattinata del 2 febbraio, si sono appostati vicino all’ufficio del direttore. Quando è arrivato l’estorsore per avere una seconda tranche di 500 euro, è scattato il blitz. Intanto il denaro consegnato in un primo momento era finito nelle mani della complice che si trovava a Napoli, come confermerebbero anche le conversazioni Whatsapp sui cellulari dei due. Gli investigatori stanno ora vagliando la posizione di altri soggetti che avrebbero avuto un ruolo, seppure secondario, nell’attività estorsiva.

DIFESA. Secondo l'avvocato Marianna Fioretti, che difende il 36enne arrestato più di una settimana fa, ci sono tantissime cose che non portano nella ricostruzione di questa vicenda. Tanto per cominicare: perché una coppia di campani dovrebbero prendere di mira proprio un direttore di banca dell'anconetano? Secondo la legale, che nel frattempo ha fatto ricorso al Tribuanale del Riesame per una misura di custodia cautelare meno afflittiva, ci sono stati degli accordi in cui sarebbe statto coinvolto anche direttore. «Altrimensti sarebbe inspeigabile - ha ribadito l'avvocato Fioretti - E poi ci sono elementi a discolpa del mio assistito perché, in tutto questo, non solo no nci ha guadagnato una lira, ma ci ha rimesso dei soldi».

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