Sanità, troppi ostacoli per la carriera: via dall'ospedale di Torrette

Rapporti tesi tra direttori e medici, primari costretti a dirigere più reparti e mancanza di personale. E allora ecco l'esodo verso altri ospedali. L'ultimo é Emanuele Rossi che lascia per andare a Macerata

La corsia di un ospedale - foto di repertorio

Lo scorso anno anno l'oculista Sprovieri e il radiologo Valeri a Fermo. Poi Catalini e Logullo per Medicina e Neurologia a Macerata. Infine Emanuele Rossi, sempre a Macerata, per il pronto soccorso. Quello dall'ospedale regionale di Torrette inizia ad avere i contorni di un esodo. E presto potrebbero registrarsi addii di medici da altri reparti come urologia e oncologia. Ma anche (e ancora) dal pronto soccorso, come ha ammesso Rossi alla stampa nei giorni scorsi. Le cause? Ce le hanno raccontate sottovoce alcuni medici di Torrette. L'ospedale regionale non avrebbe spazi di crescita: rapporti tesi tra direttori e medici, primari costretti a dirigere più reparti e mancanza di personale rispetto al carico di lavoro di un ospedale a servizio di tutta la regione. Va anche considerato che molti reparti sono universitari. 

Questo significa che se il medico non è universitario avrà il percorso verso il primariato precluso. Dunque, meglio andarsene altrove a cercare spazi professionali. Una situazione che non è figlia dell'oggi ma che parte da lontano tant'è che le parole nei confronti del direttore generale Michele Caporossi sono buone. Viene riconosciuto al dirigente di avere a che fare con un'eredità non facile da gestire ma di cercare comunque di dare nuovi stimoli. Di certo non sarà un'impresa facile e, comunque, non immediata. Ci vorrà tempo, insomma. Bene per i giovani, fortuna da cercare altrove per gli over (nei casi citati si va dai 59 anni di Catalini ai 45 di Rossi). Meno bene per gli utenti che fino a qualche anno fa avevano nell'ospedale di Torrette un'eccellenza a livello nazionale con tanti luminari desiderosi di raggiungere Ancona da tutta Italia. 

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