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Cronaca Fabriano

Indesit: tensioni in fabbrica, i sindacati vogliono riaprire il confronto

Due assemblee molto tese nella fabbrica di Melano, più tranquille ad Albacina e sede centrale. Al termine, pur con sfumature diverse, la richiesta dei lavoratori è stata quella di riprendere il confronto con Indesit

Due assemblee molto tese nella fabbrica di Melano, più tranquille ad Albacina e fra gli impiegati della sede centrale. Al termine, pur con sfumature diverse, la richiesta dei lavoratori è stata quella di riprendere il confronto con Indesit, per cercare di arrivare ad un “buon accordo, non certo ad un accordo qualsiasi”.

I delegati nazionali di Fiom, Fim, e Uilm hanno incontrato a Fabriano circa 2.000 addetti del gruppo elettrodomestico: un primo passaggio dopo la rottura della trattativa sul piano da 1.400 esuberi che si è consumata martedì scorso al ministero dello Sviluppo economico.
L'azienda ha annunciato l'avvio della procedura di mobilità per 1.400 addetti nei poli produttivi di Fabriano e Caserta, ma ci sono ancora una settantina di giorni per tentare di riannodare i fili di una vertenza che si trascina da cinque mesi e mezzo.
Dai 1.425 esuberi dichiarati a giugno Indesit era scesa a 1.030 (con 330 prepensionamenti e un piano graduale di riassorbimento di 400 lavoratori), e, anche se nessuno lo dice apertamente, il punto di caduta di un possibile accordo potrebbe essere appunto 330 esuberi.

I sindacati negano spaccature al proprio interno, trasversali ai territori e alle singole sigle sindacali, ma la Fiom invita il Governo a “non favorire accordi separati”.
“Sono emerse sensibilità diverse - spiega Gianluca Ficco della Uilm nazionale - ma la volontà di ottenere un buon accordo è comune a tutti i lavoratori”.

Uno dei nodi da sciogliere riguarda Melano, insieme a Caserta la realtà più penalizzata dal piano aziendale (solo 85 i posti di lavoro 'salvati'), anche se non più a rischio di chiusura.
Meno complessa la situazione del sito di Albacina, dove dovrebbe essere trasferita la produzione di 85 mila forni attualmente realizzati in Polonia.
Fra i due impianti si dovrebbe giocare l'acquisizione di altri forni da incasso che Indesit sposterebbe in Italia dalla Spagna: ai sindacati il compito di strappare all'azienda una compensazione equilibrata fra questi stabilimenti.

Quanto alle 150 posizioni impiegatizie in esubero fra Fabriano e la sede della multinazionale a Milano, una via d'uscita “relativamente indolore”, osserva Ficco, potrebbe essere raggiunta con il ricorso a contratti di solidarietà e naturale turnover. Anche la Fim (Anna Trovò, della segreteria nazionale, e Andrea Cocco, del sindacato marchigiano) sottolineano che la richiesta della base è quella di riaprire “rapidamente il confronto in sede istituzionale, affinché si arrivi ad un accordo che garantisca lavoro e produzioni in tutte le aree produttive”.
“La drammatizzazione innescata con la procedura di mobilità deve essere superata al più presto”.

(ANSA)

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