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Cronaca Chiaravalle

Traditi dall'adesivo con trofeo sul panetto di hashish, in due a processo per spaccio

La droga è stata trovata prima ad un pusher, per strada, poi in casa di una coppia marocchina che aveva anche una borsa piena di soldi. Sentita la moglie dell'arrestato che difende il marito: «Erano risparmi per tornare in Marocco»

CHIARAVALLE - Ospita il fratello in casa dove viveva con la moglie e viene arrestato per spaccio. La droga, mezzo panetto di hashish marchiato con l'adesivo di un tennista con un trofeo, era in cucina dentro una scatola con all'interno anche un bilancino di precisione. Una stanza in uso comune ma dove dormiva il fratello, con una brandina. La sostanza stupefacente sarebbe stata di questo. In manette però c'è finito un marocchino di 31 anni e un pusher suo coetaneo e connazionale sorpreso sotto casa sua dai carabinieri della Tenenza di Falconara. L'arresto è del 6 luglio scorso, in via Cavuor. Entrambi sono a processo davanti al giudice Matteo Di Battista e questa mattina, nel corso del dibattimento, hanno testimoniato prima il comandante della Tenenza di Falconara, il tenente Giuseppe Esposito, che ha ricostruito i fatti, poi la moglie del marocchino trovato con la droga in casa. La donna ha difeso il coniuge, un operaio che si occupa di montaggio e smontaggio di mobili, scoppiando anche a piangere, sostenendo che non è uno spacciatore. In casa però erano stati trovati, in una borsetta, 675 euro. Su quei soldi la testimone ha dato una spiegazione. «Erano nostri risparmi - ha detto - mio marito metteva sempre via qualcosa per accumulare una somma da usare per tornare in Marocco».

I carabinieri erano arrivati fino a Chiaravalle seguendo una indagine antidroga. In via Cavour avevano notato un uomo sospetto uscire da una palazzina e avevano deciso di fermarlo ma il marocchino pusher aveva iniziato a correre per seminarli, lungo le vie della cittadina. La pattuglia però lo aveva raggiunto e placcato. Con una mossa veloce il fuggitivo aveva gettato dentro un cespuglio un involucro cercando di sotterrarlo poi con i piedi. Era mezzo panetto di hashish, del peso di 44 grammi, subito recuperato dai militari. Aveva una parte di un adesivo sopra come marchio. I militari avevano perquisito poi anche l'appartamento al primo piano della palazzina da dove avevano visto uscire il marocchino. Li abitava il marocchino operaio con la moglie. Il fratello ospitato non era in casa in quel momento. In cucina c'era l'altra metà del panetto di hashish, del peso di 42,5 grammi, che ricongiunto con quello appena sequestrato in strada coincideva perfettamente con l'adesivo che li marchiava entrambi formando l'immagine di un tennista con un trofeo. La droga proveniva quindi da quella abitazione hanno dedotto i militari. I due marocchini erano stati arrestati finendo uno ai domiciliari e l’altro in cella d’insicurezza in caserma finì alla convalida. II pusher, difeso dall'avvocato Marco Pacchiarotti, fa l'abbreviato. Attualmente è in carcere per altra causa. L'operaio, difeso dall'avvocato Angelandrea Cecere, prosegue con il rito ordinario. La sentenza e la discussione per entrambi sarà nell'udienza del 31 ottobre.

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