La moglie va a partorire in Grecia e non torna, la battaglia del papà: «Rivoglio mia figlia»

Il caso è arrivato alla Corte Europea dove la Grecia si è costituita subito per la moglie e al fianco del papà anconetano, invece dell'Italia, si è costituita la Gran Bretagna

Emilio Vincioni

La moglie va a partorire in Grecia con la promessa di tornare in Italia subito dopo, ma non rispetta quanto detto al marito e resta nella penisola ellenica. E’ subito diventato un caso di sottrazione di minore, almeno per Emilio Vincioni di Sassoferrato, padre della bambina che oggi ha 2 anni e che, in tutto questo periodo, ha potuto vedere solo una ventina di giorni. Al tempo la moglie, di nazionalità greca, era tornata ad Atene per partorire assistita dalla famiglia di origine ma poi non è più rientrata nella provincia dorica. Il tribunale di Ancona si è dichiarato incompetente mentre i giudici greci hanno inizialmente dato ragione all'uomo, per poi chiedere un parere alla Corte di giustizia europea che ha invece, considerato legittima la residenza della bimba presso la madre. Proprio Vincioni, in un’intervista al Tgcom24, ha raccontato la sua storia, che inizia nel 2012 quando in vacanza a Kos conosce quella che poi sarebbe diventata sua moglie nel 2013. Dopo quasi due anni è rimasta incinta. L’uomo racconta di come fossero innamorati e di non aver avuto nulla in contrario di fronte al desiderio della donna di partorire in Grecia. Poi però, nel febbraio 2016, sua moglie si è rifiutata di tornare in Italia. E’ lì che l’anconetano ha iniziato la sua battaglia per riavere una figlia regolarmente registrata all’anagrafe italiana mentre portava avanti la separazione della donna che aveva tradito la sua fiducia. 

Il corso giudiziario 

L’uomo racconta di essersi rivolto al Tribunale di Ancona chiedendo il rimpatrio e l'affido esclusivo in caso di separazione. Niente. Ha fatto causa in Grecia e il giudice gli ha inizialmente dato ragione riconoscendo che la figlia sarebbe dovuta crescere in Italia, dove i coniugi avevano la residenza. Ma prima di emettere la sentenza ha chiesto un parere alla Corte di giustizia europea. La risposta? Se un bambino nasce in un Paese, a prescindere da tutto, si può ritenere che la sua "residenza abituale", ossia il centro dei suoi interessi, affettivi, economici, sia nel paese in cui è venuto al mondo e non dove i suoi genitori avevano stabilito la residenza del nucleo familiare vivendo e lavorando entrambi da oltre due anni. In questo caso dunque la Grecia. E così i giudici greci hanno cambiato idea. A quel punto però, siccome gli Stati membri dell’Unione Eruopea vengono informati quando un caso arriva davanti ai giudici europei, dal momento che le sentenze della Corte hanno ripercussioni su tutti i Paesi, la Grecia si è costituita subito per la moglie e al fianco dell’uomo, invece dell'Italia, si è costituita la Gran Bretagna e così il papà di Sassoferrato si è sentito definitivamente abbandonato dal suo paese. 

L'appello

E così Emilio Vincioni chiede pubblicamente alle istituzioni italiane, giudiziarie, politiche, diplomatiche di muoversi, mentre continuerà la sua lotta sia in Italia sia in Grecia per il bene della figlia e per il suo. Non vuole togliere la madre alla bimba, solo fare il padre. La sua speranza intanto è che il giudice del Tribunale di Ancona si pronunci in suo favore per quello che, altrimenti, rischierebbe di diventare un precedente pericoloso per le migliaia di bimbi di fatto italiani ma nati all’estero per vari motivi. 

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