Don Leo, le chiese cittadine lo ricordano nelle messe di Natale: aperta la camera ardente

La preghiera di una comunità al suo fondatore. Don Pierini: «Lo sentiamo come un padre, lascia una grande eredità spirituale». Don Varagona: «Una grande testimonianza»

don Leo dice messa all'aperto in un'immagine di repertorio

«Don Leo è stato un dono per tutta la città di Falconara». Sulle pareti della chiesa di San Giuseppe campeggia l'immagine del suo parroco fondatore quando i fedeli, alla spicciolata, entrano per assistere alla tradizionale messa natalizia di mezzanotte. Si celebra la nascita ma, inevitabilmente, si vira anche sulla scomparsa di Leonida Fabietti, figura religiosa stimata oltre i confini della comunità parrocchiale. Don Leo era molto malato. L'ultima messa l'aveva celebrata nella Settimana Santa. «Il suo calvario è iniziato il Venerdì Santo» ha ricordato il parroco don Valter Pierini durante la celebrazione. Celebrazioni intrise di ricordi che sono andate avanti anche questa mattina, lunedì 25 dicembre. E che hanno coinvolto anche le altre parrocchie cittadine. «Negli anni che sono stato con lui – ha ricordato don Giovanni Varagona, parrocco delle Beata Vergine del Rosario – non siamo mai riusciti a pranzare da soli perché c'era sempre qualcuno che passava, che si fermava a pranzo e rimaneva diverso tempo. Anche qualche mese, qualche anno. Il pane spezzato e condiviso è stato per me una grande testimonianza di eucaristia, nel tentativo di riportare giustizia, equità e dignità». Commosso anche il ricordo di Riccardo Borini, per anni vice di don Leo a San Giuseppe prima di lasciare il sacerdozio. Menzione per ricordarne la figura e invitare ai funerali anche alla chiesa di Sant'Antonio.

Dalla notte appena trascorsa, la camera ardente allestita all'interno della palestra parrocchiale di via Goito è stata meta di un flusso incessante e composto di fedeli desiderosi di dare un ultimo saluto al grande sacerdote. «La sua principale sofferenza negli ultimi anni – ha detto don Pierini - era il perché in chiesa vengono sempre meno giovani. Lui che ha dedicato tutta la sua vita ai ragazzi, ai bambini, a giovani, a famiglie, ci ripeteva spesso che forse non riusciva a capire l'evoluzione dei tempi. La sfida per noi è grandissima. La fede ha bisogno di una comunità, di un ambiente vitale dove crescere, dove sentirsi come in famiglia: questo, grazie a don Leo, lo abbiamo sperimentato. Ci ha lasciati premesse e strumenti per andare avanti».  La camera ardente resterà aperta anche nel pomeriggio di oggi (25 dicembre, dalle 16 alle 19.30) e domani (dalle 8 alle 12).

In attesa del funerale, fissato per domani (martedì 26 dicembre alle 14.30), la sua vita resterà scolpita su un libro che la parrocchia stava progettando per il 50esimo anniversario della fondazione. Era già in programma. Ora, acquista un significato in più: quella di perpetrare la memoria di colui che l'ha eretta. «Di don Leo potremo dire tante cose – ha concluso il suo successore - mi fermo ad alcune parole semplici: umiltà, semplicità, equilibrio, capacità di consigliare con il buonsenso dell'educatore ma aggiungerei anche l'eredità spirituale che ci lascia: la laboriosità proverbiale. Era il primo a lavorare sodo. Aveva la gioia, la semplicità di un ragazzo, che gli ha permesso di radunare e incoraggiare ciascuno a tirar fuori i propri talenti per un grande progetto di parrocchia come famiglia». Don Marco Castellani, viceparroco di San Giuseppe, ha letto una lunga lettera, indirizzata al Don, durante l'omelia: «Se penso a te, penso al tuo corpo, ossia la tua parrocchia. A quella gente che mi hai insegnato ad amare e rispettare. Mi hai donato tanto e te ne sono debitore come uomo, come sacerdote e come nipote, per età. Se guardo a te, guardo i tuoi figli che hanno sperimentato la tua premura». 

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