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i fedeli danno l'ultimo saluto a don Leo

i fedeli danno l'ultimo saluto a don Leo

Don Leo, folla all'addio e ultima notte a San Giuseppe prima della sepoltura

Cimitero chiuso per Santo Stefano, la tumulazione è rinviata. Chiesa stracolma, molti assistono alla funzione dal maxischermo

L'ultimo saluto della sua comunità. E l'ultima notte da passare nella "sua" San Giuseppe. La salma di don Leo sarà sepolta solo domani, mercoledì 27 dicembre, nel cimitero di Falconara. Appuntamento alle 9.30 al camposanto cittadino, chiuso oggi per Santo Stefano, e feretro ancora in chiesa che resterà aperta ben oltre le esequie. Palombina Vecchia si è fermata oggi, martedì 26, giorno di Santo Stefano, per il funerale di don Leonida Fabietti, il parroco fondatore della chiesa di via Italia a Palombina Vecchia. Con la chiesa stracolma è stato necessario, per consentire a tutti di seguire la funzione, allestire un maxi schermo nella palestra di via Goito. Tanti e commossi i ricordi che hanno affiancato il rito funebre celebrato dal vescovo Angelo Spina: degli scout, del Masci, dei gruppi pastorali, dell'Azione Cattolica, del volontariato parrocchiale. Prete costruttore, lo definisce don Valter Pierini, attuale parroco cresciuto proprio nella parrocchia del Rosario quando il giovane don Leo era vice di monsignor Bernardo Baldoni, don Baldò, come lo chiamano tuttora affettuosamente i falconaresi. «Vale la pena di ricordare che nel 1995 don Leo ha ristrutturato e inagurato la casa per ferie e i campi scuola di Santa Maria di Loreto a Barcaglione, restaurando nel 2000 la chiesetta annessa. Nel 2001 ha acquistato e ristrutturato un'altra casa per ferie a Piedilama. L'intera vita di don Leo è stata dedicata con grande passione all'educazione cristiana dei bambini, dei ragazzi, dei giovani». 

Monsignor Spina non ha fatto in tempo a conoscerlo. Il porporato, durante l'omelia, si è detto comunque colpito dalla figura del Don per aver letto in anteprima, visto che dovrà curarne la prefazione, il libro che la parrocchia sta preparando per i 50 anni dalla sua fondazione. Storia che è poi la biografia di don Leo visti i decenni spesi per erigere quello che è diventato, nel tempo, il punto di riferimento del quartiere più  popoloso della città. «Ha voluto fortemente questa parrocchia quando qui c'erano poche case – lo ha ricordato il sindaco Goffredo Brandoni – Don Leo è stato un faro e un approdo sicuro. Quando il mare è in burrasca approdare è più difficile. Don Leo ha fatto approdare tante persone con problemi. Ha fatto crescere la sua comunità. Gli sono grato. Ricordo quando era interlocutore di noi ragazzi che giocavamo nel campetto del Rosario perché era difficile parlare con don Baldoni. Non avevamo il coraggio di affrontarlo e così andavamo da don Leo. Ci siamo persi di vista e poi l'ho incontrato nuovamente quando sono diventato sindaco. Mentre io gli davo del lei per rispetto dell'abito che portava, lui mi chiamava Goffredo. Quando però si rivolgeva a me appellandomi "sindaco" capivo immediatamente che era perché mi voleva tirare le orecchie. Qualche volta ho modificato alcune decisioni dopo aver parlato con lui perché ha saputo farmi vedere l'aspetto cristiano del problema». Dopo la benedizione i fedeli si sono radunati al cospetto del feretro, ornato dalla stola sacerdotale. Al suo fianco i fazzolettoni scout del Falconara 2 e del Masci. Tutt'attorno una folla commossa e, ora, più povera.

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